Alcol: consumi, danni e politiche di prevenzione nei paesi UE. Il report 2019 dell'OMS

a cura di: A. Berti


15/10/2019
A seguito della valutazione da parte degli stati membri del Piano d’azione europeo sull’alcol 2012-2020, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato il Report sui consumi di alcol, i danni e lo stato di attuazione delle politiche di prevenzione attuate nei Paesi dell’Unione europea, più Norvegia e Svizzera (EU+), dal 2010 al 2016. I dati principali provengono dall’indagine WHO Global Survey on Alcohol and Health (la più recente effettuata nel 2016), realizzata in collaborazione tra sei uffici regionali dell’OMS e la Commissione europea.

I CONSUMI
Per la popolazione generale (15 anni e più) il consumo medio di alcol pro capite (APC) nel 2016 era pari a 11,3 litri di alcol puro (9,9 litri di alcol registrati e 1,4 litri non registrati1), equivalente ad una media di oltre 170 grammi di alcol a settimana. Per gli uomini l’APC sale a 18,3 litri di alcol puro, mentre per le donne si arriva a 4,7 litri. Le differenze di genere, così come la prevalenza di bevitori, risultano avere un peso maggiore nelle persone con più di 65 anni di età e nei paesi del Mediterraneo e dell'Europa orientale. Tra i giovanissimi (15-19 anni) l’andamento dei valori di APC, nello stesso periodo, mantiene un trend pressoché stabile: da 7,2 litri a 7 litri di alcol puro pro capite.

1. L'alcol non registrato è l'alcool che non viene preso in considerazione nelle statistiche ufficiali sulla tassazione dell'alcool o sulle vendite nel paese in cui viene consumato perché di solito è prodotto, distribuito e venduto al di fuori dei canali formali sotto il controllo del governo

Figura 1. Variazioni APC per singolo paese EU+. Periodo 2010-2016
alcol fig 1I cambiamenti in termini di APC registrati nel periodo considerato nei singoli paesi (Figura 1) sono stati osservati in tutta l'UE+. In generale, il consumo di alcol è risultato in diminuzione nei paesi del Nord e del Sud Europa e in aumento per quelli centrali ad eccezione del Portogallo. Per quanto riguarda l’Italia, sempre secondo quanto stimato dall’OMS, l’andamento dei consumi in litri di alcol procapite, negli ultimi 6 anni appare stabile. Tuttavia, osservando un periodo più lungo, lo stesso indicatore mostra un tendenziale decremento: da 9,2 litri dei primi anni 2000 a 7,6 litri pro capite nel 2016.

L’andamento del consumo eccessivo di alcolici (HED), equivalente ad un consumo di 60 grammi o più di alcol in un'unica occasione negli ultimi 30 giorni (definito anche binge drinking), è simile a quello osservato per i consumi pro capite: dal 2000 al 2016 la prevalenza media di HED diminuisce dal 34,1% al 30,4%. Inoltre nel 2016 tra gli uomini la proporzione di binge drinkers era pari al 47,4%, mentre tra le donne si arrivava al 14,4%. Tuttavia, secondo quanto affermato nel report, l’andamento temporale di questo modello di consumo indica una battuta d’arresto della diminuzione dei comportamenti eccedentari nel consumo di alcolici. Da qualche anno infatti le riduzioni osservate nei paesi EU+ sembrano essersi fermate. Osservando l’andamento dei comportamenti eccedentari in Italia, secondo quanto riportato dalla sorveglianza nazionale PASSI, negli ultimi anni anche nel nostro paese il quadro appare invariato. Le proporzioni di soggetti che riferiscono un consumo di alcolici fuori pasto e di binge drinkers (espresse per quadriennio), risultano rispettivamente pari all’8% e all’8,9% nel 2012-2015 e all’8,3% e 9,3% nel 2015-2018, senza variazioni nei periodi ricompresi.

LA MORTALITA' ALCOL-CORRELATA
Si stima che ogni giorno nei paesi UE+ muoiano circa 800 persone per cause attribuibili all'alcol. Complessivamente, nel 2016, i decessi correlati all’uso di alcol rappresentavano l’8,3% del totale degli anni di vita persi per morte prematura (YLL’s), ovvero il 5,5% di tutti i decessi nell'UE+ (stimati in circa 291.100 persone). Il numero assoluto di decessi attribuibili all'alcol nell'UE+ è diminuito del 3% tra il 2010 e il 2016 e il tasso di mortalità attribuibile all'alcol standardizzato per età è passato da 35,5/100.000 a 30,5/100.000. Il valore dei tassi standardizzati per la stessa causa nel nostro paese (nel 2016) è tra i più bassi rilevati nella regione europea (Figura 2), pari ad un range compreso tra i 15 e i 19 decessi per 100.000 abitanti.

Figura 2. Tassi standardizzati per età (per 100.000) di mortalità attribuibile all'alcol nell'UE+, 2016
alcol fig 2
La maggior parte dei decessi attribuibili all'alcol nell'UE+ è dovuta a malattie croniche. La principale causa di morte per alcol nel 2016 è stata il cancro (29%), seguito da cirrosi epatica (20%), malattie cardiovascolari (19%) e lesioni acute (18%). Come oramai noto, l’impatto sulla salute riconducibile al consumo di alcol è più alto per le fasce giovanili della popolazione (Figura 3). Il 19% di tutti i decessi nella fascia di età 15-19 anni è attribuibile all'alcol, fascia di età compresa tra 20 e 24 anni era del 23,3%.

Figura 3. Proporzione di decessi alcol correlati per genere e classe di età in EU+. Anno 2016
alcol fig 3
LO STATO DI ATTUAZIONE DELLE POLITICHE SULL'ALCOL
Al fine di valutare le strategie e le politiche attuate nei paesi dell’EU+ per contrastare l'uso dannoso o rischioso di alcol e a supporto della prevenzione dell'alcoldipendenza, l’OMS ha predisposto uno specifico strumento di misurazione costruito sulla base delle 10 aree di intervento specifiche individuate nel Piano d’azione europeo sull’alcol 2012-2020 (EAPA) e coerenti con quelle contenute nella Global Strategy on Alcohol (OMS), ovvero le più efficaci secondo le evidenze scientifiche. Di seguito l’elenco delle aree:
  1. Leadership, consapevolezza e impegno
  2. Risposta dei servizi sanitari
  3. Azione nella comunità e sui luoghi di lavoro
  4. Politiche e contromisure per la guida in stato di ebbrezza
  5. Disponibilità dell’alcol
  6. Commercializzazione delle bevande alcoliche
  7. Politiche dei prezzi
  8. Ridurre le conseguenze negative dell’uso dell’alcol e dell’ubriachezza
  9. Ridurre l'impatto sulla salute pubblica della produzione illegale e informale di alcolici
  10. Monitoraggio e sorveglianza
I risultati della valutazione delle 10 aree d’intervento definite nell’EAPA (Figura 4), riportati come media e mediana dei punteggi aggregati raggiunti, mostrano un migliore coinvolgimento dei paesi EU+ nelle aree d’azione che riguardavano le aree n. 1, 4 e 10, ovvero l’individuazione di un’adeguata leadership al fine di promuovere consapevolezza e impegno nella popolazione e negli attori coinvolti, l’attuazione di politiche mirate a contrastare la guida in stato di ebbrezza e il monitoraggio e la sorveglianza del fenomeno in ogni aspetto di cui si caratterizza. I risultati hanno mostrato anche una forte variabilità tra i paesi, indicando possibili aree di miglioramento. Tra quelle che necessitano maggiore attenzione sono state individuate le politiche sui prezzi degli alcolici, le azioni intraprese nella comunità e nei luoghi di lavoro e la risposta da parte dei Servizi sanitari. Per quanto riguarda l’Italia (vedi Fact sheet allegato), tra tutte le azioni declinate nelle suddette aree, le politiche sui prezzi rappresentano quelle maggiormente carenti.

Figura 4. Distribuzione dei punteggi medi e mediani aggregati per gli Stati membri partecipanti per le 10 aree d’intervento individuate nell’EAPA
alcol fig 4
CONCLUSIONI
Nonostante la generale diminuzione del peso delle conseguenze sanitarie dovute all’abuso di alcol in termini di mortalità, nella Regione europea i livelli di consumo e i modelli di comportamento a rischio (binge drinking) si mantengono costanti. Nel periodo compreso tra il 2010 ed il 2016 non si registrano infatti significative diminuzioni delle quantità di litri pro capite misurate, in particolar modo nella popolazione adulta. Ciò significa che i cambiamenti osservati sembrano essere dovuti principalmente al miglioramento generale della salute e dell'assistenza sanitaria per la popolazione europea, piuttosto che alla riduzione dei consumo dannoso di alcol. Anche se i tassi di mortalità risultano in diminuzione, gli effetti dannosi del consumo e della dipendenza da alcolici rappresentano ancora un consistente carico di malattia, in particolar modo nelle fasce giovanili della popolazione ed in quelle più vulnerabili dal punto di vista socio-economico. Le disuguaglianze socio-economiche sono associate all’uso e all’abuso di alcol (Marmot, 1997) e le conseguenze sanitarie derivanti non faranno altro che rafforzare queste disparità, indipendentemente dai consumi di alcol. A tale proposito, al fine di progredire con il miglioramento delle conseguenze sulla salute e la riduzione dei danni sociali, è necessario intensificare l'attuazione delle politiche sull'alcol basate su evidenze scientifiche.

Alice Berti, Ricercatore ARS Toscana




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