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Qualità dell’aria nelle città italiane: i risultati del rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente

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L’inquinamento atmosferico rimane il principale rischio ambientale per la salute, causando malattie, peggiorando la qualità della vita e portando a morti premature.

Gli argomenti trattati in questa news:


Prima notizia positiva dal report di LegambienteMal’aria di città”: la qualità dell’aria nelle città italiane migliora, anche se si è ancora lontani dai parametri UE.
Secondo i dati del report di Legambiente sono solo 13 i capoluoghi di provinciache nel 2025 hanno superato il limite giornaliero di Pm10 (non è presente nessuna provincia toscana), in diminuzione rispetto al 2024. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia.
Nel 2030 entreranno in vigore nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria: 20 µg/m3 per il PM10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il PM2.5. Se tali parametri fossero in vigore attualmente, il 53% delle città italiane sarebbe fuorilegge per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2.

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La situazione nelle città italiane per il PM10

Come anticipato, sono solo 13 i capoluoghi di provincia che, nel corso del 2025, hanno superato il limite giornaliero di PM10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all’anno. Ad aver superato tale soglia sono Palermo, con 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano con 66 sforamenti, Napoli con 64 e Ragusa con 61.

Il 2025 è stato un anno particolarmente favorevole dal punto di vista meteoclimatico, essendo stato caratterizzato da un inverno mite e da numerose giornate di pioggia. Tutti elementi che favoriscono la dispersione degli inquinanti.

Legambiente, nel suo ultimo report, ha analizzato i dati PM10 degli ultimi quindici anni, stimando la traiettoria della media annuale di PM10 nel prossimo quinquennio. Delle 89 città di cui si dispongono i dati, ben 33 potrebbero non raggiungere l’obiettivo dei 20 microgrammi per metro cubo. Tra le città che potrebbero farcela ci sono Firenze e Lucca, ad oggi sopra la soglia dei 20 microgrammi per metro cubo, ma che in un orizzonte al 2030, potrebbero rientrare tra i 18 e i 20 microgrammi per metro cubo (Tabella1).

Tab. 1. Proiezione al 2030 della concentrazione media annuale di PM10 delle 49 città capoluogo di provincia che nel 2025 non hanno rispettato valore limite previsto a partire dal 2030 di 20 microgrammi per metro cubo.

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Normative europee

L’Unione Europea, da decenni, stabilisce standard di qualità dell’aria per ridurre i rischi dall’inquinamento atmosferico. Recentemente ha rivisto i valori standard, da raggiungere entro il 2030, proprio per contribuire a ridurre gli impatti sulla salute.

La nuova direttiva UE sulla qualità dell’aria stabilisce limiti più rigorosi da raggiungere entro il 1° gennaio 2030, allineandosi maggiormente alle raccomandazioni dell’OMS per ridurre l’inquinamento entro il 2050. I target principali includono la riduzione significativa di PM10, PM2.5 e NO2, puntando a diminuire del 55% le morti premature causate dall’inquinamento.

Dal 2030 la soglia di PM10 sarà portata a 20 microgrammi per metro cubo. Il nuovo valore dimezza il valore attuale e si avvicina sensibilmente a quanto indicato dall’OMS. Analizzando i dati delle città con questo nuovo parametro emerge chiaramente come ci sia ancora molto da fare per abbassare ulteriormente le concentrazioni nelle nostre aree urbane. Ad oggi, il 53% delle città hanno una media annuale superiore a 20 microgrammi per metro cubo.

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L’impegno dell’Italia

Nell’agosto 2025 l’Italia ha approvato il Piano d’azione per il Miglioramento della qualità dell’aria 2025-2027, con una durata iniziale di 24 mesi, prorogabile per altri 2 anni.

Il Piano rappresenta un approccio integrato e coordinato per affrontare l’inquinamento atmosferico in Italia, combinando regole più stringenti, incentivi economici, informazione ai cittadini e collaborazione tra istituzioni, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e la salute pubblica nel medio periodo.

Tra gli obiettivi principali ci sono la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici in linea con le direttive UE; la chiusura delle procedure di infrazione avviate contro l’Italia per il superamento dei limiti PM10, PM2.5 e NO2; evitare sanzioni economiche e possibili riduzioni dei fondi europei.

Le misure previste riguardano cinque ambiti principali: misure trasversali, agricoltura, mobilità, riscaldamento civile e azioni complementari. Per ogni ambito sono definite azioni concrete, con soggetti responsabili, tempi di attuazione e risorse economiche.

Accanto agli interventi tecnici, il Piano prevede anche una campagna informativa nazionale per sensibilizzare i cittadini sui comportamenti che influenzano la qualità dell’aria; nuovi accordi con le Regioni per obiettivi territoriali condivisi e il sostegno alla ricerca applicata sul legame tra salute, ambiente e clima.

Nonostante una maggiore attenzione a questi temi, anche a livello politico, l’Italia continua a pagare l’assenza di una strategia forte su ambiti cruciali come il trasporto collettivo, l’elettrificazione dei veicoli, l’efficientamento energetico degli edifici, lo sviluppo dell’agroecologia e della conseguente riduzione dell’allevamento e dell’agricoltura intensivi.

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Scheda di sintesi dei dati toscani

Il report conclude con delle schede dettagliate per ogni regione in cui sono calcolate la media annuale dei capoluoghi di provincia, calcolata a partire dalle medie annuali delle singole centraline di monitoraggio ufficiale delle Arpe classificate come urbana.

Di seguito la situazione toscana:

La “riduzione delle concentrazioni necessaria” (valore negativo) indica, per ciascun parametro, di quanto dovrà diminuire la concentrazione attuale, in percentuale, per raggiungere i valori normativi che entreranno in vigore a partire dal 2030.

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Le richieste di Legambiente

Le richieste dell’associazione ambientalista al Governo italiano vanno nella direzione di un rafforzamento delle politiche per la qualità dell’aria, intervenendo su tutte le principali fonti emissive, ma anche politiche più incisive sulla mobilità sostenibile e l’elettrificazione e contro il riscaldamento globale.

Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi europei del 2030, Legambiente chiede azioni precise, che riguardano:

  • La mobilità sostenibile: accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, estendere le zone a traffico limitato e a basse emissioni, espandere le reti ciclo-pedonali e diffondere la “Città 30”
  • Riscaldamento e edifici: istituire Low Emission Zone specifiche per il riscaldamento, superare progressivamente l’uso della biomassa nei territori più critici, vietare caldaie inquinanti nelle aree più esposte e avviare programmi di riqualificazione energetica degli edifici
  • Riduzione emissioni industriali: servono dei piani di bonifica per i siti inquinanti e restrizioni severe per gli impianti industriali in aree urbane
  • Agricoltura e allevamenti: ridurre l’intensità di allevamento nelle aree in cui il numero di capi è eccessivo, rafforzare le buone pratiche agricole sullo spandimento dei liquami, incentivare gli investimenti per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e vietare le combustioni agricole all’aperto
  • Monitoraggio: aggiornare la rete territoriale delle centraline di monitoraggio per coprire anche aree oggi sguarnite e attivare un sistema sensoristico per inquinanti come metano e ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e fungono da precursori nella formazione di polveri sottili e ozono.

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Clima 2025: le principali evidenze dal Rapporto Copernicus

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Il Programma Copernicus dell’Unione europea fornisce dati e servizi di osservazione a supporto delle politiche ambientali, climatiche e sanitarie. Come per gli anni passati, nell’ambito del Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici, è stato pubblicato per il 2025 il Rapporto Copernicus Global Climate Highlights che offre un quadro aggiornato e autorevole sullo stato del clima e sui principali impatti ambientali e sociali. Questa edizione evidenzia segnali sempre più critici, con rilevanti implicazioni per la salute pubblica.

Gli argomenti trattati in questa news:

 

La posizione della Toscana nel raggiungimento dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

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I comportamenti e gli atteggiamenti delle ragazze e dei ragazzi toscani sul cambiamento climatico nell’indagine EDIT 2025

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Cambiamento climatico, risultati e prospettive ancora scarsi al termine della Conferenza di Belém

Il verde urbano incide sulla salute? In Toscana uno studio stima i decessi evitabili in città

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Aumentare gli spazi verdi nelle nostre città può davvero salvare delle vite? Il nuovo studio condotto nell’area metropolitana di Firenze, realizzato da ARS Toscana insieme all’Università di Firenze e alla Fondazione per il Futuro delle Città, ha provato a quantificare per la prima volta, su scala locale, l’impatto della presenza di spazi verdi sulla salute dei cittadini e ha stimato il numero di decessi che potrebbero essere evitati rendendo le città più “verdi”.

Iris: Piano del verde e degli spazi aperti del comune di Firenze

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    Firenze è tra le prime città in Italia a dotarsi di un Piano del verde e degli spazi aperti.

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L'obiettivo: rendere Firenze più sostenibile, resiliente e vivibile per le generazioni presenti e future, anche di fronte ai cambiamenti climatici, di cui si stanno già vedendo gli effetti.

Il benessere equo e sostenibile dei territori: la situazione toscana

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    La Toscana presenta livelli di benessere relativo elevati, con tutte le province che si collocano nelle classi alta e medio-alta per la maggioranza delle misure disponibili.

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L’ISTAT ha pubblicato i report “Benessere Equo e Sostenibile dei Territori – BesT” di tutte le regioni italiane.

L'impatto del cosiddetto "greening" sulla mortalità in Italia

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    Esempi di greening (rinverdimento): rigenerazione delle aree urbane (trasformazione di ex zone industriali in parchi urbani), soluzioni innovative in edifici già esistenti (tetti verdi e giardini verticali),  riorganizzazione del traffico e riallocazione dello spazio stradale a favore di aree verdi, incremento di alberi lungo le strade.

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Il greening è quel processo che porta a rendere più verde un’area, piantando piante e alberi. A dicembre 2024 su Nature Communications è stato pubblicato l’articolo The mortality impacts of greening Italy a cura di un gruppo di epidemiologi italiani - Giannico, Sardone, Bisceglia, Addabbo, Pirotti, Minerba e Mincuzzi - che hanno analizzato l’impatto del greening sulla mortalità nelle città italiane. 

Impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale degli adolescenti

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    L’esposizione ai cambiamenti climatici oltre a causare maggiori malattie e decessi ha effetti negativi anche sulla salute mentale dei giovani.

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Le sempre più numerose evidenze scientifiche (Hickman, 2021; Corvalan, 2022; Sharpe, 2022) indicano che gli eventi estremi legati al cambiamento climatico non solo influenzano l’ambiente naturale, ma hanno anche ripercussioni significative sulla salute e sullo sviluppo psico-emotivo degli adolescenti e dei giovani. Il cambiamento climatico amplifica ansia e stress connessi alle incertezze riguardanti il futuro, un fenomeno che colpisce in modo particolare questa fascia di popolazione.

L’esposizione ai cambiamenti climatici oltre a causare maggiori malattie e mortalità ha effetti negativi anche sulla salute mentale. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale degli adolescenti possono prendere la forma di ansia, depressione e disturbo post-traumatico.

I giovani stanno sperimentando quotidianamente gli effetti dei cambiamenti climatici sulle loro vite, sia attraverso esperienza dirette, sia attraverso i mezzi di comunicazione. Secondo i dati ISTAT in Italia il 70,3% dei giovani tra i 14 e i 19 anni si dice preoccupato per i cambiamenti climatici. Sempre più spesso nel corso degli ultimi anni si è sentito parlare di eco-ansia o ansia climatica, termini con cui si intende l’ansia o la preoccupazione per le minacce ecologiche che il nostro pianeta sta sperimentando.

L’American Psychological Association (APA) ha iniziato a studiare il fenomeno nel 2017, sostenendo che siano proprio i giovani della generazione Z a soffrire maggiormente del disturbo di eco-ansia, definito come una “paura cronica della rovina ambientale, associata ad un senso di perdita, mancanza di speranza e frustrazione dovuta all’incapacità di adattarsi al cambiamento climatico”. Sempre secondo l’APA, tale disturbo sarà uno dei maggiori problemi futuri, che causerà attacchi di panico, depressione e maggiore ideazione suicidaria.

Lo studio pubblicato sul Lancet Planetary Health a novembre 2024 analizza i risultati di un sondaggio online condotto su circa 16.000 studenti statunitensi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Dalla ricerca emerge che una larga maggioranza, l’85% degli intervistati, sono moderatamente preoccupati per il cambiamento climatico e i suoi impatti e il 58% sono molto o estremamente preoccupati. Infine, un 38% ha dichiarato che i propri sentimenti sul cambiamento climatico stavano interferendo con la loro vita quotidiana.

Un recente studio pubblicato su JAMA Temperature Exposure and Psychiatric Symptoms in Adolescents From 2 European Birth Cohorts ha analizzato gli effetti delle ondate di calore e di freddo estremo sulla salute mentale e sui comportamenti di due coorti di adolescentiin Spagna e in Olanda. I ricercatori hanno esaminato i dati psichiatrici di circa 5000 teenager (3934 olandesi e 885 spagnoli), incrociandoli con le temperature a cui erano stati esposti nell’arco di 2 mesi. È emerso che gli effetti delle temperature fredde nei Paesi Bassi erano maggiormente associate con problemi quali ansia, depressione, ritiro sociale, mentre le alte temperature in Spagna erano maggiormente associate a problemi dell’attenzione. In entrambi i casi non sono state trovate associazioni con problemi legati all’aggressività.

Anche in Italia il tema sta iniziando ad interessare ricercatori e studiosi. L’indagine EDIT, epidemiologia dei determinanti dell'infortunistica stradale in Toscana, svolta dall’ARS dal 2005, indaga diversi temi di salute ed è rivolta a ragazzi tra i 14 e i 19 anni e nell’edizione 2025, che verrà svolta nelle prossime settimane, è stato inserito anche il tema del cambiamento climatico. I risultati di EDIT 2025 ci daranno le prime informazioni sulla percezione e la conoscenza dei ragazzi toscani su queste tematiche, quanto ne siano consapevoli e quali comportamenti mettono in atto.

In tutto il mondo i più giovanihanno dato prova di grande attivismo sui temi del cambiamento climatico, contribuendo a porre la questione nelle agende dei governi. Tuttavia, sia a livello nazionale che internazionale, la loro partecipazione alle decisioni e alle soluzioni per il clima rimane insufficiente. Dal 2019 l’UNICEF promuove il progetto Hackthon per il clima rivolto a ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 30 anni. Attraverso la partecipazione a questo progetto i giovani partecipanti possono approfondire le problematiche di sostenibilità ambientale legate al proprio territorio e progettare soluzioni innovative per ridurre le cause dei cambiamenti climatici.

È chiaro, quindi, come siano necessarie nuove ricerche e studi per produrre dati di qualità su come il clima ha un impatto unico sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti e per comprendere quanto loro stessi siano consapevoli del cambiamento in atto e delle conseguenze.

  

Fonti bibliografiche

La qualità dell’aria in Italia: pubblicato il report di Legambiente “Mal’Aria di città 2025”

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    L'Italia continua a mostrare livelli preoccupanti dei principali agenti inquinanti pericolosi per la salute.

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Pubblicato da Legambiente il consueto rapporto annuale “Mal’Aria di città 2025” sulla qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani.

L'Italia continua a mostrare livelli preoccupanti dei principali agenti inquinanti pericolosi per la salute, con molte città che superano i limiti di sicurezza per il particolato fine (PM10, PM2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3). Sebbene vi siano stati miglioramenti rispetto agli anni precedenti, il Paese rimane indietro rispetto agli obiettivi ambientali europei e dell'OMS.

La recente Direttiva europea ha infatti fissato limiti più restrittivi rispetto agli attuali, cui attenersi entro il 2030, con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più alle raccomandazioni dell’OMS per la protezione della salute umana.

La qualità dell’aria in Italia

Queste le mappe delle città capoluogo con concentrazioni di PM10 e NO2 più alte in Italia. 

mappa no2 e pm10 mal aria 2025 italia

Relativamente al PM10, nel 2024 ben 25 capoluoghi di provincia hanno superato il limite massimo consentito di 35 giorni con concentrazioni superiori a 50 µg/m³ di PM10. Tra le città più inquinate figurano: Frosinone (70 giorni di sforamento), Milano (68 giorni), Verona (66 giorni), Vicenza (64 giorni), Padova e Venezia (61 giorni). A livello di media annuale del PM10, città come Verona, Cremona, Padova e Catania dovranno ridurre le concentrazioni fino al 39% per rispettare i nuovi limiti del 2030. Complessivamente ben il 71% delle città saranno fuorilegge rispetto ai nuovi limiti di Pm10 che entreranno n vigore dal 2030.

Per quanto riguarda l’inquinamento da biossido di azoto (NO2), su cui ha un impatto considerevole il traffico veicolare, sebbene nessuna città abbia superato l’attuale limite 40 µg/m³, molte centraline urbane hanno registrato livelli superiori. Le città più critiche includono: Napoli e Palermo (40 µg/m³), Milano, Como e Catania (32-33 µg/m³), Torino e Roma (30-31 µg/m³). Per rispettare i limiti previsti dal 2030, il 45% delle città dovrà ridurre le emissioni di NO2 di oltre il 20%, con alcune città come Napoli, Palermo e Milano che necessitano riduzioni fino al 50%.

Il Report di Legambiente contiene anche un focus sull’inquinamento da ozono. L’ozono troposferico è un inquinante secondario che si forma nell’atmosfera a seguito di reazioni chimiche tra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (COV), in presenza di radiazione solare. Questo inquinante è particolarmente critico nei mesi estivi, quando le elevate temperature favoriscono la sua formazione.
L’ozono è dannoso sia per la salute umana, causando problemi respiratori e cardiovascolari, sia per gli ecosistemi, riducendo la produttività agricola e danneggiando la vegetazione. Secondo i dati di Legambiente, l’Italia ha registrato nel 2024 numerosi superamenti del valore obiettivo di ozono per la protezione della salute, specialmente nel Nord del Paese. Per ridurre le concentrazioni di ozono troposferico, è fondamentale intervenire sulle emissioni di precursori come NOx e COV, attraverso il controllo del traffico veicolare, l’adozione di tecnologie industriali meno inquinanti e una riduzione delle emissioni agricole, in particolare quelle legate agli allevamenti intensivi e all’uso di fertilizzanti.

La situazione nelle città della Toscana

Le città toscane, pur non posizionandosi tra le città più inquinate d’Italia, non sono esenti da criticità. Secondo i dati riportati (vedi tabella), le città capoluogo della Toscana presentano concentrazioni di PM10 e NO2 che richiedono azioni mirate per il rispetto dei nuovi limiti previsti per il 2030.

mal aria 2025 tabella valori pm10 no2

Questi dati mostrano come Firenze sia la città con le concentrazioni più elevate di NO2, seguita da Siena e Grosseto. La città di Firenze per rientrare nei nuovi limiti dovrà diminuire del 27% le attuali concentrazioni di NO2. Per il PM10, Lucca e Firenze risultano essere tra le città con i valori più alti, richiedendo riduzioni significative (-22% a Lucca e -18% a Firenze) per il raggiungimento degli obiettivi del 2030.

Proposte di intervento

I principali settori responsabili della qualità dell’aria delle nostre città, oltre alle condizioni meteorologiche che possono più o meno favorire la dispersione degli inquinanti nell’atmosfera, sono il traffico veicolare, soprattutto nelle città più densamente urbanizzate; il riscaldamento domestico e l'uso di combustibili fossili nelle abitazioni; le attività industriali e agricole, che contribuiscono alla formazione di particolato fine e ozono troposferico.
Ed è su questi settori che bisogna intervenire per migliorare la qualità dell’aria e minimizzare l’impatto sulla salute e sui costi sanitari associati.

Legambiente propone le seguenti azioni:
potenziamento del trasporto pubblico e riduzione del traffico privato, incentivando la mobilità sostenibile e leggera;
riprogettazione dello spazio urbano, con l’estensione delle aree ciclo-pedonali, secondo l’approccio “15-minuti”, comuni e quartieri dove tutti i servizi essenziali sono raggiungibili a piedi in un quarto d’ora. Ripensare, quindi, l’intero assetto delle città per renderle a misura di uomo e non di macchine;
limitazione delle emissioni industriali attraverso tecnologie meno inquinanti;
efficientamento energetico degli edifici per ridurre l'uso di combustibili fossili nel riscaldamento domestico;
riduzione dell'inquinamento agricolo, specialmente nelle zone rurali limitrofe alle città.

Conclusioni

Il messaggio del Report di Legambiente è forte e chiaro: occorre accelerare le misure di contrasto all'inquinamento atmosferico. Il 2030 è alle porte e il rispetto dei nuovi limiti necessita misure coraggiose ed urgenti.

Attualmente, le città del Nord risultano le più critiche a causa dell'elevata concentrazione di attività industriali, della densità del traffico e delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, che favoriscono il ristagno degli inquinanti. Tuttavia, anche il Centro-Sud presenta problematiche significative, soprattutto nelle aree metropolitane caratterizzate da alti livelli di emissioni dovute ai trasporti e al riscaldamento domestico.

Le città della Toscana, pur avendo livelli di inquinamento atmosferico meno critici rispetto ad alcune zone del Nord, devono comunque affrontare importanti sfide per migliorare la qualità dell'aria.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati sarà essenziale adottare politiche ambientali più rigorose, che includano incentivi alla mobilità sostenibile, il potenziamento del trasporto pubblico, l'incremento delle aree verdi urbane e la promozione di pratiche industriali a basso impatto ambientale. Inoltre, il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle istituzioni sarà cruciale per sensibilizzare l'opinione pubblica e favorire un cambiamento nei comportamenti quotidiani. Solo attraverso un impegno congiunto tra governo, enti locali e comunità sarà possibile garantire un futuro più sano e sostenibile per tutti.

 

Fonti bibliografiche


Cambiamenti climatici: quali scenari e quali politiche per il futuro?

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    Il primo appuntamento del ciclo di lezioni dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere sulla fisica del clima.

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L’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere organizza, per il 2025, un ciclo di lezioni per fare il punto sulle conoscenze più approfondite sul tema dei cambiamenti climatici.

Com’è stato il clima in Toscana nell’estate 2024?

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    Il consorzio LaMMA ha reso disponibile il report Estate 2024. Report meteo-climatico sulla Toscana sull’andamento climatico del trimestre estivo in Toscana e in Italia.

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Il consorzio LaMMA ha reso disponibile il report Estate 2024. Report meteo-climatico sulla Toscanasull’andamento climatico del trimestre estivo in Toscana e in Italia.
Vediamo i principali dati emersi.

Estate 2024: gli effetti del caldo sulla mortalità in Toscana e in Italia

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    In seguito alla pubblicazione dei dati regionali ISTAT sui decessi totali, aggiornati ad agosto 2024, è possibile fare una prima valutazione degli effetti delle forti ondate di calore estive sulla mortalità.

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Sono stati resi disponibili da ISTAT i dati regionali dei decessi totali aggiornati ad agosto 2024.

Clean air and healthy lungs for all. Webinar AIE-SIMRI, 25 settembre 2024

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    In occasione della giornata mondiale del respiro il webinar dell’Associazione italiana di epidemiologia e della Società italiana per le malattie respiratorie infantili.

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Il 25 settembre ricorre la giornata mondiale del respiro e l’Associazione italiana di epidemiologia e la Società italiana per le malattie respiratorie infantili ha organizzato un webinar al quale interverranno esperti italiani di sanità pubblica, epidemiologia ambientale, medici pediatri, di famiglia e ospedalieri.

La diffusione della mobilità sostenibile: Toscana, Italia ed Europa verso un futuro green

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    La mobilità sostenibile, intesa come insieme di soluzioni per una mobilità vantaggiosa sia per l’ambiente che per le persone, è al centro delle politiche europee, nazionali e della nostra regione.

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Indice degli argomenti di questo approfondimento:

Salute e clima in Italia: le conclusioni del webinar dell'Associazione italiana di epidemiologia dopo la pubblicazione del rapporto The Lancet Countdown per l'Europa

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    In seguito alla pubblicazione del nuovo rapporto “The Lancet Countdown on Health and Climate Change”, l’AIE ha organizzato un webinar in cui si sono discussi alcuni degli indicatori presenti nel report con particolare riguardo alla situazione italiana.

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A seguito della pubblicazione del nuovo rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’Associazione italiana di epidemiologia ha organizzato un webinar, durante il quale, con la partecipazione di esperti e istituzioni italiane, è stato fatto un approfondimento su alcuni degli indicatori presenti nel report con particolare riguardo alla situazione italiana.

Com’è cambiato il clima in Toscana e nelle città italiane

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    In Toscana e in Italia sono in aumento le temperature, le ondate di calore, le siccità e gli incendi boschivi, le alluvioni e i fenomeni di erosione, in particolare nelle aree urbane ma non soltanto.

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Conseguenze degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute dei bambini

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    Numerosi studi e pubblicazioni scientifiche confermano che i mutamenti ambientali stanno peggiorando la salute dei bambini.

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La popolazione infantile è molto più soggetta ai danni dei cambiamenti climatici degli adulti. Gli studi delle organizzazioni internazionali (Unicef e Save the Children) e le pubblicazioni scientifiche confermano il peggioramento della condizione infantile a causa dei mutamenti ambientali.

Cambiamenti climatici e malattie trasmesse da vettori

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    La trasmissione delle malattie infettive è determinata da molteplici fattori, inclusi lo stato di salute, il servizio sanitario, i fattori sociali, economici ed ecologici e la crisi climatica.

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Il tema dell’effetto dei cambiamenti climatici sulla trasmissione delle malattie infettive è stato trattato da molti negli ultimi anni e già nel 2009 la rivista scientifica The Lancet pubblicò una revisione della letteratura sul tema.  

The Lancet Countdown 2024 su clima e cambiamenti climatici: un caldo senza precedenti richiede azioni senza precedenti

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    Il rapporto conferma che il cambiamento climatico sta già incidendo negativamente sulla salute delle popolazioni e che, in assenza di adeguate azioni sul clima, l'impatto aumenterà nel prossimo futuro.

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Il Lancet Countdown on health and climate change è una collaborazione internazionale, nella quale sono coinvolti numerosi studiosi rappresentanti di diverse discipline, che monitora, in modo indipendente, l’evoluzione degli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute, attraverso una serie di indicatori che vengono aggiornati annualmente.

Inverno 2023-2024: intervista a Bernardo Gozzini di Lamma Toscana

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    Nell'intervista al direttore del Consorzio LaMMA i principali risultati del report che mostra il resoconto climatico dell’inverno 2023-24: il più caldo degli ultimi 70 anni in Toscana.

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In occasione dell’uscita del report stagionale Inverno 2023-24. Report meteo-climatico sulla Toscana, abbiamo rivolto alcune domande a Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio LaMMA - Laboratorio per il monitoraggio e la modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile.

Nonostante l’inversione di tendenza nel mese di aprile, quest’anno i mesi invernali sono stati particolarmente miti, cosa ci dicono i dati?

A livello europeo la temperatura media del trimestre invernale dicembre-febbraio è stata 1.4°C superiore alla media del trentennio 1991-2020, portando questo inverno al secondo posto tra i più caldi registrati in Europa.

In Italia, secondo i dati di CNR ISAC (Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima) l'inverno 2023/24 è stato il più caldo dall'inizio delle rilevazioni, ovvero dal 1800. Un record che ha riguardato tutte le aree geografiche del nostro Paese, con un’anomalia di +2.5 °C nel Nord Italia, +2.3 °C al Centro e +2.0 °C al Sud. Il mese di febbraio è stato quello con le anomalie più alte rispetto alla media.

E nella nostra regione?

Anche in Toscana l’inverno 2023-2024 è stato il più caldo degli ultimi 70 anni (1955-2024). La temperatura media ha registrato un +2.4 °C rispetto agli ultimi 30 anni (1991-2020) e un +2.8 °C se si confronta con i decenni ancora precedenti (1961-1990). Come si vede nel grafico, nella nostra regione, gli effetti del cambiamento climatico sulle temperature medie invernali sono molto più evidenti negli anni più recenti.

Grafico 1: Gli inverni più freddi e più caldi in ToscanaGrafico 1: Gli inverni più freddi e più caldi in Toscana



Se si analizzano i singoli giorni dei tre mesi invernali (Grafico 2), sono stati ben 64 i giorni al di sopra della media e solo 12 quelli sotto la media. Nel mese di febbraio la temperatura è stata costantemente sopra la media, la giornata più calda in assoluto il 1 dicembre con una temperatura di 18.2 °C.

Grafico 2: Anomalie giornaliere di temperatura media in Toscana nell’inverno 2023-2024


Grafico 2: Anomalie giornaliere di temperatura media in Toscana nell’inverno 2023-2024

 

Sappiamo che, come le ondate di calore, anche le basse temperature sono fortemente associate ad un aumento della mortalità, l’inverno appena trascorso non ha destato problemi in tal senso?

Sì, in effetti diminuisce significativamente la frequenza delle ondate di freddo, sia di breve che di lunga durata. Nell’inverno 2023-2024 i giorni molto freddi (ovvero i giorni in cui la temperatura media giornaliera è inferiore di almeno una deviazione standard rispetto alla temperatura media giornaliera “normale”) sono stati solo 6 e si sono dimezzati negli ultimi 50 anni. Sono state meno numerose anche le gelate in pianura, ne sono state registrate 10 rispetto ad un atteso di 25.

L’altro aspetto del cambiamento climatico che suscita molta preoccupazione riguarda le precipitazioni. Qual è stata la tendenza nell’inverno passato?

I dati dell’inverno 2023-2024 confermano l’effetto del cambiamento climatico anche su questo parametro. Mediamente in Toscana l’inverno trascorso è stato più piovoso del normale, circa un 13% di pioggia in più, con precipitazioni concentrate soprattutto nel mese di febbraio. Le province di Livorno e Pistoia hanno rispettivamente registrato un +32% e un +25%, mentre si è osservato un -16% nella provincia di Arezzo.

Nonostante i giorni di pioggia siano risultati in media o anche leggermente sotto (Grafico 3, immagine a destra), la quantità di pioggia caduta è risultata superiore alla media (aree azzurre immagine a sinistra). In molte aree quindi quando è piovuto, lo ha fatto più abbondantemente del normale.

Grafico 3: Piogge più abbondanti quando è piovuto
Grafico 3: Piogge più abbondanti quando è piovuto

Al momento, dunque, il problema siccità non sembra così allarmante in Toscana?

Nella nostra regione, cosi come in altre aree del Nord Italia, le piogge, soprattutto quelle concentrate nel mese di febbraio, hanno apportato un surplus anche molto elevato, come ad esempio in Trentino-Alto Adige e nelle Alpi lombarde. Resta invece molto critica la situazione in numerose aree del Centro e Sud Italia, dove l’SPI (Standardized Precipitation Index, un indice climatico basato sulla precipitazione che permette di identificare periodi secchi/umidi a diverse scale temporali) raggiunge anche livelli di siccità estrema (Grafico 4).

Grafico 4: indice climatico basato sulle precipitazioni in Italia

Grafico 4: SPI - Standardized Precipitation Index a 3 mesi in Italia

Un’ultima considerazione sulle aree montane toscane. Quali sono i trend climatici?

Anche all’Abetone l’inverno 2023-2024 è stato il più caldo da quando si hanno le osservazioni. Nelle aree montane l’aumento della temperatura è ancora più evidente rispetto a quanto osserviamo nelle aree di pianura, dove l’inversione termica tende a mitigare l’impatto. In montagna la tendenza mostra un incremento costante delle temperature medie, con un +1.5 °C ogni 50 anni.

E per quanto riguarda le precipitazioni nevose, che come sappiamo costituiscono il principale settore economico di queste aree?

L’inverno appena passato è stato forse il peggiore di sempre per la stagione sciistica. La quantità di neve caduta mostra una tendenza in diminuzione ma non significativa. L’inverno 2023-2024 non è stato il meno nevoso (nono posto), ma la neve caduta non ha avuto tempo di consolidarsi a causa delle alte temperature e degli eventi di pioggia. In altre parole all’Abetone le precipitazioni oggi sono più frequentemente piovose e non prevalentemente nevose rispetto al passato.

Grafico 5: Nevosità abetone inverno 2023-2024Grafico 5: Nevosità Abetone dal 1969 ad oggi


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Cambiamenti climatici e salute di genere

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    I cambiamenti climatici non sono gender neutral: i gruppi di popolazione più fragili, anche dal punto di vista del genere, ne risultano maggiormente svantaggiati.

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I cambiamenti climatici che interessano il nostro Pianeta e si ripercuotono su tutta la popolazione non sono gender neutral: i gruppi di popolazione più fragili anche dal punto di vista del genere ne sono maggiormente svantaggiati rispetto alla popolazione generale.

Primo congresso nazionale Salute, ambiente e cambiamenti climatici. Prospettiva 2030

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    Il congresso vuol sottolineare lo stretto legame tra ambiente e salute, evidenziando come la cura dell’ambiente costituisca un mezzo essenziale per promuovere la salute.

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Aperte le iscrizioni per il 1° congresso nazionale Salute, ambiente e cambiamenti climatici. Prospettiva 2030, che si terrà presso la fondazione MAST di Bologna il 12 Aprile 2024.

L'obiettivo è affrontare apertamente tematiche riguardanti i cambiamenti climatici e l'inquinamento, sia generale che atmosferico, sottolineando il legame cruciale tra clima, ambiente e salute.

L'evento vedrà la partecipazione di oltre 20 relatori provenienti da varie discipline, tra cui epidemiologi, oncologi, meteorologi, chimici, fisici e ingegneri ambientali, tutti a capo di istituti di ricerca di rilievo internazionale.

Questo evento offre un'opportunità unica per riunire professionisti del settore ambientale e sanitario, con l'obiettivo di sviluppare insieme strategie di mitigazione per il futuro.


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Estate 2023: riduzione della mortalità in Toscana e in Italia

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    Analisi comparativa dei livelli di mortalità in Toscana e in Italia nell’estate 2023, rispetto a quanto osservato nel 2022 e nel quinquennio pre-pandemico 2015-2019.

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Tra gli impatti diretti della crisi climatica, l’aumento della mortalità associato alle ondate di calore costituisce un rilevante problema di sanità pubblica. Come conseguenza del cosiddetto “effetto isola di calore urbana”, le persone che vivono nelle città hanno un rischio maggiore di mortalità in condizioni di elevata temperatura ed umidità, rispetto a coloro che vivono in ambiente sub-urbano o rurale.

Eventi estremi nel 2023 in Toscana e Italia

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    Dal rapporto Città Clima 2023 Speciale Alluvioni emerge un quadro amaro: gli effetti devastanti della crisi climatica sono ormai tangibili anche nel nostro Paese.

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“Italia gigante dai piedi d’argilla sempre più soggetto ad alluvioni e piogge intense”, così inizia il comunicato stampa di Legambiente per la presentazione del consueto rapporto annuale “Rapporto Città Clima 2023 - Speciale Alluvioni”.

Clima, ambiente e salute: un sistema di sorveglianza integrato in Toscana

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    ARS Toscana e Università di Firenze hanno avviato una collaborazione per realizzare un sistema di sorveglianza di cambiamenti climatici, ambiente e salute dei toscani.

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Integrare il patrimonio di dati ambientali e sanitari è un passo fondamentale per individuare le priorità di intervento e rendere più efficace l'azione della pianificazione in materia di protezione ambientale e di prevenzione igienico-sanitaria.

Mettere a disposizione dati solidi sugli effetti che inquinanti ambientali e cambiamenti climatici hanno sulla salute della popolazione è fondamentale per la consapevolezza di amministratori e cittadini, al fine di orientare politiche e buone pratiche individuali per contrastare la crisi climatica.

È in quest’ottica che l’Agenzia regionale di sanità della Toscana (ARS) e il Dipartimento di Statistica, informatica, applicazioni 'Giuseppe Parenti' dell'Università degli Studi di Firenze (DISIA-UNIFI) hanno avviato una collaborazione scientifica finalizzata alla realizzazione di un sistema di sorveglianza integrato clima, ambiente e salute in Toscana.

La ricognizione dei dati ambientali e sanitari

Primo step di questo progetto è la ricognizione e acquisizione del patrimonio di dati ambientali del territorio regionale toscano.

Per gli aspetti di qualità dell’aria saranno recuperati gli archivi storici messi a disposizione dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) delle misurazioni delle stazioni della rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria. Saranno considerati gli inquinanti atmosferici di maggiore rilievo in termini di effetti sulla salute della popolazione, quindi particolato atmosferico (PM10 e PM2.5), biossidi di azoto (NO2) e ozono (O3).

Per gli aspetti climatici, in collaborazione con il Consorzio Lamma, saranno acquisiti i dati delle centraline meteo presenti sul territorio regionale relativi ai principali parametri di interesse, quali temperatura dell’aria, umidità relativa, pressione atmosferica, direzione e velocità dei venti, precipitazioni, radiazione solare.

Saranno, inoltre, recuperati i dati messi a disposizione da Copernicus, ovvero il programma di osservazione della Terra dell'Unione europea, dedicato a monitorare il nostro pianeta e il suo ambiente a beneficio di tutti i cittadini europei. Copernicus offre servizi di informazione basati sull'osservazione satellitare della Terra, quali ad esempio la classificazione dell'utilizzo e della copertura del suolo, crescita urbana, aree verdi urbane, isole di calore urbane, impermeabilità, ecc.

Relativamente ai dati sanitari, saranno messi a disposizione gli archivi dei flussi sanitari correnti che ARS gestisce per conto di Regione Toscana proprio ai fini della pianificazione regionale per l’attuazione di politiche di intervento e prevenzione. Saranno, quindi, considerati i dati di mortalità (Registro regionale di mortalità, attivo dal 1987), i ricoveri ospedalieri (Schede di dimissioni ospedaliera dal 1996), gli accessi al pronto soccorso (dal 2011) e i dati relativi alla salute materno-infantile, in particolare nascite pretermine e basso peso alla nascita (Certificati di assistenza al parto, dal 2002).

Sviluppo di indicatori di esposizione e di esito

La fase di acquisizione dei dati sarà seguita dall’implementazione di metodologie statistiche avanzate per la valutazione della completezza e qualità delle informazioni disponibili, imputazione di dati missing e calcolo di indicatori di esposizione (inquinanti e meteo) e di esito (salute).
Tali indicatori saranno prodotti con una duplice funzione:

  1. fornire un quadro completo e integrato dello stato di salute dell’ambiente e della popolazione in Toscana, valutando i trend spaziali e temporali, oltre che il confronto con i valori di qualità dell’aria raccomandati dall’OMS per la protezione della salute umana, che sono ben al di sotto di quelli che ad oggi sono previsti dalla normativa ambientale
  2. fornire la base per la modellistica per la stima degli effetti diretti sulla salute dei cittadini e del carico di malattia attribuibile ai cambiamenti cimatici e agli inquinanti atmosferici

Modelli per la stima degli effetti sulla salute

L’elemento centrale di questa fase sarà lo sviluppo di modelli statistici avanzati per la stima degli effetti delle temperature estreme e degli inquinanti atmosferici sulla salute. L’expertise del DISIA-UNIFI in questo settore fornirà un contributo rilevante alla ricerca biostatistica, a disposizione della comunità scientifica che si occupa di queste tematiche.

Oltre alle stime di effetto prodotte per il livello regionale toscano, obiettivo del progetto è anche quello di fornire stime più accessibili ai meno esperti (stima degli eventi di salute attribuibili a meteo e ambiente) e, quindi, di più facile utilizzo e applicazione in politiche di azione, prevenzione e contrasto ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale. Particolare attenzione verrà data ai benefici di salute (stima del carico di malattia prevenibile) legati a politiche di ampliamento delle superfici verdi, in particolare in ambiente urbano.

Attualmente il progetto è nella fase finale di ricognizione ed acquisizione dei dati ambientali e sanitari.


Referenti del progetto:
Daniela Nuvolone – Osservatorio di Epidemiologia ARS Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Michela Baccini - Dipartimento di Statistica, Informatica, Applicazioni 'Giuseppe Parenti' dell'Università degli Studi di Firenze Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cambiamenti climatici e salute materno-infantile: una revisione sistematica su esiti sfavorevoli alla nascita

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    L'obiettivo dello studio è fornire un quadro esaustivo delle attuali conoscenze sugli effetti delle temperature estreme sulla nascita.

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Alcuni esiti sfavorevoli alla nascita, come la nascita pretermine (nascita prima di 37 settimane di gestazione completa) e il basso peso alla nascita (peso alla nascita ≤ 2.500 g), sono considerati importanti indicatori della salute materna e fetale e sono associati ad un maggior rischio di mortalità, di complicanze a breve termine su sistema respiratorio e cardiovascolare, ma anche ad una maggiore probabilità di insorgenza di condizioni croniche nel corso della vita.

Associazione tra clima e disuguaglianze di salute

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    Gli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici colpiscono maggiormente chi ha meno strumenti per prevenirne l’impatto, affrontarli e riparare i danni.

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Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici sono diventati sempre più evidenti, tanto da essere aumentata la sensibilità generale sul tema e gli studi ad essi dedicati.

È oltremodo fondamentale riflettere sul fatto che gli eventi metereologici estremi non colpiscono nella stessa misura l’intera popolazione, basti pensare alle isole di calore e alle ondate di freddo nelle grandi città, le cui conseguenze possono essere ancor più gravi per le popolazioni a forte svantaggio sociale ed economico. Le fasce più vulnerabili della popolazione hanno meno strumenti per prevenire l’impatto del clima, affrontarlo e riparare i danni. La crisi climatica rappresenta, quindi, un fattore che contribuisce ad inasprire le disuguaglianze socio-economiche e non solo per i paesi sud del mondo, ma anche in Italia e nei Paesi ad alto reddito.


Gli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici colpiscono maggiormente chi ha meno strumenti per combatterli: dalla malnutrizione alla diffusione di malattie infettive, fino alla perdita della casa o del lavoro, attivando una spirale di povertà da cui diventa sempre più difficile uscirne. Il cambiamento climatico è un moltiplicatore di tutte le forme di disuguaglianza sociale, con dislivelli in base alla classe, al genere, all’età e ad altri determinanti sociali.

La maggiore sensibilità ai rischi climatici delle persone povere è spesso legata alle ridotte possibilità di scelta, per esempio l’essere costretti a vivere in zone più esposte, in case più insalubri o al rimanere in città durante le grandi ondate di caldo. Tuttavia, le disuguaglianze di reddito non sono le uniche che influiscono, infatti rivestono un ruolo chiave anche le “disuguaglianze orizzontali” tra diversi gruppi di popolazione, che includono differenze di genere, di etnia e di età (soprattutto anziani e bambini).

Come ci ricorda anche Michael Marmot, massimo esperto delle disuguaglianze di salute, il “clima non è democratico”.

Per saperne di più:

Li A., Toll M., Bentley R., (2023). Mapping social vulnerability indicators to understand the health impacts of climate change: a scoping review, Lancet Planet Health,7: e925-37.

La letteratura su come la vulnerabilità sociale influenza gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici è in rapido aumento. La scoping review di Li e colleghi fornisce una prima panoramica degli studi pubblicati tra il 2012 e il 2022 sulla vulnerabilità sociale agli effetti negativi sulla salute dei cambiamenti climatici.

Dei 2115 studi identificati attraverso quattro database bibliografici (Scopus, Web of Science, PubMed e CAB Direct) sono stati selezionati 230 articoli che consideravano indicatori di vulnerabilità sociale agli impatti dei cambiamenti sociali sugli esiti di salute. Sono stati quindi identificati 113 indicatori di vulnerabilità che coprono 15 temi, tra cui sesso, età, etnia, istruzione, reddito, povertà, disoccupazione, accesso ai servizi sanitari, accesso agli spazi verdi e isolamento sociale.

I risultati rivelano una sottoteorizzazione e pochi indicatori che concettualizzano e rendono operativa la vulnerabilità sociale e soprattutto una preponderanza della ricerca nei Paesi ad alto reddito. Infine, la revisione evidenzia la necessità di maggiore ricerca in futuro, di infrastrutture di dati e maggiore attenzione politica per affrontare le condizioni strutturali, istituzionali e sociopolitiche, che supporteranno meglio la resilienza climatica.


UNICEF, (2021), The Climate Crisis is a Child Rights Crisis: Introducing the Children’s Risk Index,New York: United Nations Children’s Fund.

La popolazione minore rischia di essere tra le più colpite e anche l’Unicef ha iniziato a manifestare preoccupazione sul tema, puntando soprattutto alla questione abitativa. Secondo i dati dell’Unicef, in Italia circa il 20% delle famiglie appartenenti alla fascia di reddito più bassa vive in condizioni di disagio abitativo. Nel 2020, più del 6% delle famiglie italiane si è trovata in condizioni di povertà energetica (in ritardo sul pagamento delle bollette), con picchi di quasi il 18% in regioni come la Sicilia.

L’Unicef ha sviluppato un indice per calcolare l’esposizione dei minorenni agli effetti della crisi climatica. Secondo il Children’s Climate Risk Index i bambini a rischio estremamente elevato sono un miliardo.

Nei Paesi più colpiti dagli shock climatici i bambini, spesso, sono le prime vittime. La vulnerabilità infantile, dovuta a carenza di servizi come l’acqua potabile, servizi igienici o mancanza di istruzione e assistenza sanitaria, si inasprisce ulteriormente in caso di eventi atmosferici estremi.


Palagi, E., Coronese, M., Lamperti, F., Roventini, A. (2022). Climate Change and the nonlinear impact of precipitation anomalies on income inequality, PNAS,Vol. 119, No. 43.

Lo studio di Palagi e colleghi (2022) analizza gli effetti del cambiamento climatico sulle disuguaglianze di reddito, sia tra paesi che al loro interno. Secondo le loro proiezioni, entro la fine del secolo, l’86% dei paesi diventerà più povero a causa del cambiamento climatico e anche l’Italia sarà colpita, amplificando le disparità tra regioni.


Effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sull’equità – Webinar AIE, 28 settembre 2021

Riconoscendo l’importanza del tema e la sempre più stretta connessione tra i cambiamenti climatici e gli effetti sulle popolazioni più svantaggiate, l’Associazione Italiana di Epidemiologia ha organizzato un webinar per discuterne con i grandi nomi dell’epidemiologia, come il Professor Costa dell’Università di Torino e il Professor Vineis dell’Imperial College of London.

Durante l’incontro è stato affrontato il tema dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla salute e le strategie per cambiare rotta e intervenire.

Per rivedere il webinar clicca qui.