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Spazi verdi urbani per contrastare cambiamenti climatici e inquinamento

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    Tra le azioni per mitigare gli effetti del cambiamento climatico nelle città, sempre più rilevanza viene data all'introduzione o all'espansione degli spazi verdi urbani.

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Più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane e si stima che questa percentuale aumenterà fino a oltre il 60% entro il 2050. Allo stesso tempo, gli impatti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici sulla salute umana sono sempre più evidenti e le aree urbane sono particolarmente a rischio, a causa della densità di popolazione e della loro specificità in termini di infrastrutture, attività e distribuzione geografica.

Ondate di calore e salute dei lavoratori: il progetto “Worklimate 2.0”

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    L'innalzamento delle temperature determinato dai mutamenti climatici ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore.

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L'innalzamento delle temperature estive determinato dai mutamenti climatici ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore. L’esposizione alle alte temperature può provocare serie conseguenze sulla salute dei lavoratori, quali esaurimento da calore, colpi di calore e altre malattie legate allo stress da calore. L’esposizione per periodi prolungati può accrescere il rischio di infortuni dovuti alla stanchezza, ridurre la capacità di concentrazione e decisionale, compromettendo la produttività. L’ aumento delle temperature può altresì accrescere il livello di stress tra i lavoratori, specialmente coloro impiegati nei servizi di emergenza e coloro che operano all'aperto.

La review su Frontiers in Public Health

Una recente revisione fornisce una panoramica dello stato delle conoscenze sui principali fattori di rischio che possono incidere sulle malattie correlate alle alte temperature (in inglese HRI, ovvero heat-related illness), sulla base anche dei vari settori maggiormente a rischio (lavoratori agricoli, edili, militari, antincendio, minerari e manifatturieri). Oltre alle temperature ambientali estreme, l'equipaggiamento di protezione personale, l’utilizzo di attrezzature pesanti, lo sforzo fisico, altre condizioni morbose pre-esistenti sono tutti fattori che possono aumentare il rischio di HRI (vedi Figura 1).

Figura 1 - Fattori di rischio per le malattie correlate al caldo estremo (HRI, heat-related illness) - Fonte: da Gibb et al, doi: 10.1146/annurev-publhealth-060222-034715
fig1 ondate calore


Nella revisione viene anche evidenziato come, sebbene l’impatto delle ondate di calore riguardi la salute dei lavoratori a livello globale, sono soprattutto i lavoratori nei Paesi a basso e medio reddito ad essere colpiti in maniera più rilevante.


Se, quindi, le evidenze sugli effetti del caldo su salute e sicurezza dei lavoratori sono ormai molto solide, lo stato delle conoscenze è ancora limitato per quel che riguarda gli impatti sociali ed economici. La revisione ha considerato le pubblicazioni disponibili dal 2010 al 2022 e dalla sintesi qualitativa emerge che su un totale di 89 studi (32 studi sul campo, 8 incentrati sui costi sanitari e 49 sugli aspetti economici), ci sono prove consistenti degli impatti socio-economici derivanti dall'esposizione al calore sul luogo di lavoro. Si stima che le perdite di produttività a livello globale siano quasi del 10%, con una proiezione di aumento fino al 30-40% entro la fine del secolo, in base ai peggiori scenari di cambiamento climatico. Le aree più vulnerabili risultano essere quelle a bassa latitudine e i Paesi a basso e medio reddito, con una maggiore concentrazione di lavoratori all'aperto, ma anche zone più sviluppate, come l'Europa meridionale, sono interessate. Settori come l'agricoltura e l'edilizia sono particolarmente colpiti. Questi risultati sottolineano l'importanza di intensificare gli sforzi di prevenzione per aumentare la consapevolezza e la resilienza dei lavoratori nei confronti dell'esposizione occupazionale al calore. Questo è particolarmente critico nei Paesi a basso e medio reddito, ma anche in alcune aree dei Paesi sviluppati, dove si prevede un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore in base agli scenari future di cambiamento climatico.

Le linee guida toscane

La Regione Toscana, come altre regioni italiane, nella scorsa estate ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dagli effetti del calore, un aggiornamento redatto in collaborazione con il CNR - Centro di bioclimatologia - Università di Firenze e con INAIL. Il documento fornisce linee guida per prevenire i danni da calore nei luoghi di lavoro, sia all'aperto che in ambienti interni non climatizzati. Le misure incluse mirano a mitigare i rischi legati alle temperature elevate, come fornire acqua e zone ombreggiate per le pause, graduare l'esposizione al calore e pianificare attività pesanti durante le ore più fresche. Altre azioni comprendono la revisione degli orari di lavoro, l'attenzione agli indumenti da lavoro e la formazione dei dipendenti. Inoltre, viene raccomandata una gestione speciale per i lavoratori che seguono restrizioni idriche per motivi religiosi o personali.

Il progetto Worklimate 2.0

Il tema “Clima, lavoro e prevenzione” è il focus del progetto Worklimate 2.0 che mira a valorizzare e approfondire le conoscenze acquisite sulla tematica “esposizione occupazionale a temperature outdoor estreme”, fornendo strategie di intervento per mitigare gli impatti delle temperature estreme sulla salute, sicurezza e produttività dei lavoratori. L’originalità del progetto è quella di:

  • fornire stime di dettaglio relative ai costi sociali e aziendali conseguenti le esposizioni agli estremi termici oltre che una definizione dei fattori di rischio per vari settori lavorativi attraverso la caratterizzazione dei fattori di vulnerabilità
  • prevedere un ampliamento delle conoscenze sulla percezione e conoscenza del rischio legato a temperature estreme, oltre a una estensione dei casi studio indirizzati alla caratterizzazione delle soluzioni tecnologiche indossabili per contrastare gli estremi termici definendo protocolli per il corretto utilizzo
  • c) sviluppare strumenti a supporto delle attività aziendali in termini di stima della produttività ma anche di implementazione e messa a regime del prototipo di piattaforma previsionale del rischio caldo sviluppata nell’ambito della prima fase del progetto oltre che di un sistema di previsioni del rischio freddo
  • d) migliorare il sistema informativo e proporre programmi di educazione e formazione per contrastare i rischi dovuti ad esposizione a temperature estreme in ambito occupazionale.

Il ruolo delle Unità operative toscane

L’Azienda USL Toscana Centro e Azienda USL Toscana Sud-est, insieme al Consorzio LaMMA e al Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per la bioeconomia (IBE), destinatario istituzionale e coordinatore di progetto insieme al Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale di INAIL, giocano un ruolo chiave nel progetto. Nel dettaglio, contribuiscono con il loro expertise in vari settori: dalla valutazione dell'impatto del clima sulla salute pubblica e degli impatti economici e sociali delle temperature estreme, alla progettazione di sistemi di allerta precoce, fino alla realizzazione di interventi formativi mirati. Queste attività sono supportate da un approccio multidisciplinare che integra competenze in campo medico, psicologico, tecnologico e ambientale, garantendo un intervento olistico e innovativo al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la resilienza dei lavoratori agli effetti del cambiamento climatico.

Per saperne di più:

 Per approfondimenti sulle attività del progetto e per aggiornamenti su risultati ed eventi visita il sito del progetto Worklimate

Salute e sostenibilità dell’ambiente costruito: la Toscana approva le linee guida

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    ARS Toscana ha coordinato il gruppo di lavoro multidisciplinare che ha realizzato gli indirizzi generali in materia di sostenibilità e salute nell’ambiente abitato.

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Esistono ormai numerose evidenze su come la qualità dell’ambiente costruito possa contribuire a contrastaremolti dei problemi di salute pubblica odierni, soprattutto nelle aree maggiormente degradate e svantaggiate dal punto di vista socio-economico.

Il rapporto OMS Housing impacts health: New WHO Guidelines on Housing and Health del 2018, ha evidenziato che abitazioni inadeguate possono causare effetti negativi sulla salute. Nel nostro Paese l’impatto negativo è correlato anche alla presenza di un parco immobiliare in gran parte obsoleto e incapace, spesso, di garantire una migliore qualità dell'aria indoor, di sostenibilità e di sicurezza.

I cambiamenti climatici in atto, l’inquinamento delle matrici ambientali di supporto alla vita (acqua, aria, suolo) impongono dei cambiamenti veri, rapidi e persistenti. La coscienza collettiva su questi temi è cresciuta molto e oggi le persone chiedono di poter acquistare prodotti sicuri e salutari. La casa in tal senso è forse l’acquisto più importante (e più oneroso) nel corso della vita e come tale dovrebbe essere l’oggetto in assoluto più salubre, confortevole e sicuro.

È in quest’ottica che Regione Toscana ha approvato gli Obiettivi prestazionali per la salute e sostenibilità dell’ambiente costruito (decreto n. 27524 del 22/12/2023), realizzati da un gruppo di lavoro multidisciplinare, coordinato da ARS Toscana.

Questo documento tecnico è il frutto di anni di approfondimento e di confronto tra tecnici comunali, sanitari e ambientali per provare a tradurre in regole da applicare sul campo gli indirizzi generali in materia di sostenibilità e salute nell’ambiente abitato.

La realizzazione di queste linee guida si inserisce nell’ambito del Programma Ambiente e salute del Piano Regionale per la Prevenzione PRP 2020-2025 e costituisce un aggiornamento di un elaborato prodotto a livello regionale come attuazione dell’obiettivo 8.10 progetto 46 del precedente Piano regionale per la prevenzione 2014-2019. Una collaborazione dunque consolidata negli anni tra enti che ha portato alla crescita professionale di tutti coloro che vi hanno partecipato, al coinvolgimento delle università locali, di enti di ricerca, di ordini professionali, di singoli professionisti e di associazioni di categoria. Ma soprattutto un lavoro che ha portato al miglioramento della qualità del costruito là dove queste regole sono state applicate.

Negli anni 8 dei 15 comuni che erano coinvolti originariamente nel progetto hanno approvato il Regolamento edilizio sostenibile - RES (Montelupo Fiorentino, Cerreto Guidi, Castelfranco di Sotto, Vinci, Certaldo, Montaione, Gambassi Terme e Montopoli), quale strumento obbligatorio che ha sostituito per gli argomenti di interesse il regolamento edilizio e quello di igiene; mentre 7 lo hanno utilizzato quale riferimento per i requisiti di sostenibilità negli strumenti sovraordinati (regolamento urbanistico). Nel 2013 il RES è stato approvato anche dalla Provincia di Grosseto.
L’auspicio, quindi, è che sempre più amministrazioni locali recepiscano nei propri regolamenti le indicazioni e gli obiettivi prestazionali contenuti nel documento tecnico regionale.

Struttura e contenuti del documento

L’obiettivo è di disciplinare le trasformazioni del territorio secondo criteri di compatibilità ambientale, eco-efficienza energetica, comfort abitativo e salute dei cittadini, incentivando il risparmio e l’uso razionale delle risorse primarie, la riduzione dei consumi energetici, l’utilizzo di energie rinnovabili e la salubrità degli ambienti interni.

Gli obiettivi prestazionali si articolano in tre parole chiave, che costituiscono i tre “Titoli” in cui è suddiviso il documento:

  • insediamento, ovvero la trasformazione di un ambito territoriale per la realizzazione di più edifici e relative opere di urbanizzazione
  • lotto, ovvero la realizzazione di un nuovo edificio
  • esistente, ovvero la realizzazione di opere manutentive, di conservazione del patrimonio edilizio esistente.

Fondamentale, infatti, è la separazione delle prestazioni tra i nuovi insediamenti e quelli esistenti, dato che appare evidente come nei prossimi anni il miglioramento del tessuto edilizio si baserà soprattutto sulla capacità di intervenire in maniera corretta sul patrimonio esistente.

Ciascun Titolo contiene i seguenti “Capi”, che individuano gli argomenti generali trattati:

  • sito e contesto: analisi del sito, rapporto tra edificio e contesto, spazi verdi e controllo del microclima, orientamento degli edifici e degli ambienti interni, illuminazione naturale e visione esterna
  • riduzione inquinamento: atmosferico, acustico, elettromagnetico, ambiente indoor, fibre di amianto, utilizzo di materiali bio-eco compatibili
  • energia e comfort: efficienza energetica, ventilazione naturale e sistemi di ventilazione meccanica controllata, comfort termoigrometrico, utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, Illuminazione artificiale e riduzione dell’inquinamento luminoso
  • gestione e tutela delle acque: tutela della risorsa idrica, riduzione dei consumi, depurazione e riutilizzo dei reflui
  • sicurezza e accessibilità: riduzione del rischio di incidente per le persone, con particolare riguardo all’ambiente domestico
  • recupero, gestione e manutenzione: recupero e riutilizzo dei materiali, gestione dei rifiuti solidi urbani, gestione integrata dell’edificio, gestione del cantiere.

Per ciascun tema specifico sono individuati i relativi obiettivi di

sostenibilità, specificando la prestazione obbligatoria, ovvero la descrizione dettagliata dei requisiti obbligatori e la prestazione incentivata, ovvero la descrizione dettagliata dei requisiti incentivati.

Nel box sottostante un esempio di obiettivi prestazionali relativi alla riduzione dell’inquinamento elettromagnetico.
campi elettromagnetici
Nel documento sono indicati anche gli strumenti di verifica, ovvero l’insieme dei contenuti che dovranno essere esplicitati e la documentazione da fornire per dimostrare la verifica del soddisfacimento dei requisiti obbligatori e/o incentivati; e le eventuali deroghe ammesse.

Infine, allegato agli obiettivi prestazionali, è stato prodotto anche un manuale di approfondimento, in cui è possibile consultare la complessa normativa in materia di risparmio energetico, ambiente, radon, materiali per l’edilizia e salute, e un approfondimento dei vari argomenti sia sotto l’aspetto generale, compresi i rapporti con la salute umana, sia sotto l’aspetto tecnico.

Gruppo di lavoro che ha realizzato il documento:
Daniela Nuvolone – Agenzia regionale di sanità della Toscana, ARS Toscana (coordinamento)
Maria Grazia Petronio - Medico specialista in Igiene e medicina preventiva, epidemiologia e sanità pubblica
Gianni Berni - UFC IPN Empoli, Ausl Toscana Centro
Roberto Mari- UFC IPN Prato, Ausl Toscana Centro
Maria Cristina Aprea - Laboratorio di sanità pubblica, Ausl Toscana Sud Est
Andrea Bogi - Laboratorio Agenti Fisici, Laboratorio di sanità pubblica, Ausl Toscana Sud Est
Maria Giulia Bianchi, IPN della zona Apuane, Ausl Toscana Nord-Ovest
Antonella Perretta, Paolo Bellocci - Servizio Urbanistica, transizione ecologica e protezione civile, Comune di Prato
Giulia Bertolucci, Rodolfo Collodi - Istituto nazionale di bioarchitettura (INBAR) Sezione Lucca
Marco Nestucci, Luca Facchini - Istituto nazionale di bioarchitettura (INBAR) Sezione Firenze

Esperti che hanno collaborato alla redazione del documento:
Nicola Colonna, Barbara Bracci - Settore Agenti fisici ARPAT, Area vasta Costa
Lucia Miligi - Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica ISPRO
Emilia Cavallaro – ARPAT, Area Vasta Costa
Daniela Miccolis - Comune di Empoli
Gianluca Grassini - Libero professionista Ingegnere energetico
Rocco Santarone - ISDE Italia per l’Inquinamento luminoso

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Clima e ambiente: i dati nazionali e regionali del Rapporto ambiente SNPA 2023

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    Il Rapporto Ambiente 2023, giunto alla sua quinta edizione, offre una panoramica completa e dettagliata della condizione del nostro ambiente.

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Giunto alla sua quinta edizione, il Rapporto ambiente SNPA 2023, a cura del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA), il sistema a rete che riunisce l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e le agenzie regionali e provinciali, fornisce una panoramica completa e dettagliata della condizione del nostro ambiente, basata su dati oggettivi, attendibili e comparabili. Il monitoraggio accurato delle principali tendenze attraverso indicatori adeguati consente di valutare il progresso verso i vari obiettivi di qualità prefissati e di affrontare in modo efficace le sfide ambientali e climatiche.

Il sistema di monitoraggio di SNPAprevede 19 indicatoriambientali e climatici e 4 aree tematiche:

  • cambiamenti climatici (pressioni e azioni)
  • ambiente e salute (inquinamento zero)
  • economia circolare e gestione dei rifiuti
  • biodiversità e capitale naturale.

Si riporta di seguito una descrizione di alcuni indicatori di maggior interesse per le ricadute dirette sulla salute della popolazione. Per una trattazione più approfondita si rimanda al Rapporto ambiente SNPA 2023.

Cambiamenti climatici

Nel 2021 le emissioni di gas serra in Italia sono aumentate dell'8,5% rispetto al 2020, anno in cui si registrò una battuta d'arresto dovuta al periodo pandemico, e si attestano su un livello di poco inferiore a quello del 2019. Negli ultimi trent’anni le emissioni di gas serra prodotte dall’Italia si sono

ridotte, soprattutto a partire dal 2008, di circa un quinto rispetto al 1990 (-19,9%), passando da 521 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (1990-2021), principalmente grazie alla crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, all'efficienza energetica nei settori industriali e al passaggio a combustibili con minor contenuto di carbonio. Una riduzione che però non è ancora sufficiente: le emissioni risultano superiori di 11 milioni di tonnellate rispetto all'obiettivo stabilito per il 2021.

rapporto ambiente snpa 2023 fig1
Rispetto alla quota dei consumi finali lordi di energia coperti da fonti di energia rinnovabili (FER), ad eccezione di Liguria, Lazio e Sicilia, in tutte le regioni italiane tale percentuale è più elevata rispetto agli obiettivi previsti dal DM “burden sharing” (decreto 15 marzo 2012 del Ministero dello Sviluppo economico). In particolare, la percentuale più alta si osserva in Valle d’Aosta (105%), con 53 punti percentuali in più rispetto all’obiettivo. Seguono la Provincia di Bolzano (68%), la Basilicata (52%) e la Provincia autonoma di Trento (47%). In Toscana la percentuale si attesta su un valore intorno al 20%, di poco superiore all’obiettivo prefissato.

rapporto ambiente snpa 2023 fig2


Al 2021 solo in 4 regioni è stata approvata una Strategia regionale ai cambiamenti climatici: Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna e Valle d’Aosta. Un dato non confortante, anche alla luce del fatto che la Strategia Nazionale è, invece, approvata dal 2015. Sono 10 le regioni che dichiarano “percorso avviato verso una strategia”: Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Trento, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto (dato invariato rispetto al 2018).

Ambiente e salute

Nel 2021 il 100% della popolazione italiana è stato esposto a livelli di PM2.5 superiori al valore guida dell’OMS (5 µg/m3); l’84% (residente nel 61% dei comuni) risulta esposto a livelli superiori all’interim target IT4 (10 µg/m3); il 34% (residente nel 28% dei comuni) della popolazione è stato esposto a livelli superiori all’IT3 (15 µg/m3). In quest’ultimo caso la popolazione esposta è concentrata principalmente nell’area padana, interessando Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. In nessun comune si sono registrati livelli di esposizione superiore all’IT2 (25 µg/m3). La media nazionale dell’esposizione a PM2.5 è stata pari a 13 µg/m3 (5 – 24 µg/m3, range minimo-massimo).


rapporto ambiente snpa 2023 fig3
Come per il PM2.5anche per il PM10continua nel 2022 la tendenza alla lenta riduzione dei valori misurati, grazie soprattutto alla diminuzione congiunta delle emissioni di particolato primario e dei principali precursori del secondario, come ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ammoniaca e composti organici volatili. Tuttavia, per quanto riguarda il valore limite giornaliero, il raggiungimento degli standard raccomandati dall'OMS è ancora molto lontano, con oltre l'88% delle stazioni di monitoraggio che registra superamenti della soglia di 45 µg/m3. Anche rispettare l'obiettivo previsto dalla normativa nazionale (non più di 35 superamenti della soglia di 50 µg/m3 in un anno), sembra piuttosto difficile: nel 2022 tale indicatore non è stato rispettato nel 20% dei casi.

Consumo di suolo

Tra il 2006 e il 2022 il consumo di suolo in Italia ha registrato un aumento di oltre 120mila ettari di suolo, di cui quasi il 40% concentrato soprattutto nel Nord del paese, con particolare rilevanza in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Solo nell'ultimo anno, il consumo di suolo netto in Italia ha raggiunto una media di oltre 21 ettari al giorno, un incremento che mette ulteriormente in discussione il raggiungimento dell'obiettivo di ridurre a zero il consumo di suolo, come stabilito dall'Ottavo Programma di azione ambientale. In 14 regioni il suolo consumato supera il 5% con i valori percentuali più elevati in Lombardia, Veneto e Campania che vanno oltre il 10% di superficie regionale consumata. Seguono Emilia-Romagna, Puglia, Lazio, Friuli Venezia Giulia e Liguria, con valori sopra la media nazionale e compresi tra il 7 e il 9%. La Valle d’Aosta è la regione con la percentuale più bassa (2,15%). In Toscana le percentuali più alte si concentrano nell’area tra le province di Prato, Pistoia e Lucca, e nell’area costiera meridionale.

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Gestione dei rifiuti

Nel 2021 la produzione nazionale di rifiuti urbani è stata di 29,6 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% rispetto al 2020. Dopo aver superato i 30 milioni di tonnellate per due anni consecutivi, si è registrata una diminuzione nel 2020 a causa della pandemia. Tuttavia, nel 2021 si è verificata un'inversione di tendenza, in linea con la ripresa economica post-pandemia. Il dato pro capite ha registrato un incremento del 2,8%, corrispondente a circa 502 kg/abitante. La Toscana con un valore di circa 600 kg/ab. si posiziona al terzo posto, dopo Emilia-Romagna e Valle d’Aosta, per la produzione pro-capite di rifiuti urbani.

Nel 2021 la raccolta differenziata in Italia ha confermato il suo trend di crescita, aumentando di un punto percentuale rispetto al 2020 e raggiungendo così il 64% a livello nazionale. Questo incremento è stato osservato in tutte le macro-aree geografiche, con il Sud in aumento del 2,2%, il Centro del 1,2% e il Nord dello 0,2%, rispetto al 2020. Nel 2021, la più alta percentuale di raccolta differenziata si registra nella regione Veneto, con il 76,2%, seguita da Sardegna (74,9%) e Lombardia (73,0%). La Toscana si attesta su un valore simile alla media nazionale, pari a 64,1%.

Relativamente alla percentuale di rifiuti urbani smaltiti in discarica, sono solo 5 le regioni italiane che si posizionano al di sotto dell’obiettivo 2035 (10%), e sono la Campania (2%), seguita da Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (4%), Emilia-Romagna (7%) e Trentino-Alto Adige (9%). È importante, però, sottolineare la particolare situazione della regione Campania che, nel 2021, a causa della chiusura di due impianti, ha esportato fuori dal territorio regionale i propri rifiuti destinati alle discariche (circa 54 mila tonnellate). La Toscana è ancora lontana dall’obiettivo 2035, con un valore pari al 30% di rifiuti smaltiti in discarica, circa 13 punti in più della media nazionale.

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Cambiamenti climatici, l’impatto del sistema sanitario

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    Il settore sanitario contribuisce in maniera significativa alla crisi climatica con un contributo a livello globale pari al 4-5% delle emissioni di origine antropica di gas serra.

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Il settore sanitario contribuisce in maniera significativa a quella che l’Organizzazione mondiale della sanità considera una delle più gravi minacce per la salute e il benessere dell’uomo, ovvero la crisi climatica. A livello globale si stima un contributo pari al 4-5% delle emissioni di origine antropica di gas serra (anidride carbonica, metano, ozono, protossido di azoto, etc.) attribuibile ai sistemi sanitari nazionali.

Quali attività correlate ai sistemi sanitari sono maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra?

Secondo il rapporto Lancet Countdown sull'impronta carbonica determinata dal Sistema sanitario nazionale inglese, la gran parte delle emissioni, circa il 60%, è attribuibile alla catena di approvvigionamento, cioè all’acquisto di beni necessari per portare avanti le attività del settore, e “solo” il 24% ad attività direttamente legate all’assistenza (per esempio, quelle derivanti dalla produzione/uso di energia necessaria per gli ospedali o quelle prodotte dai motori delle ambulanze).

Tra i prodotti della cosiddetta supply chain, il solo approvvigionamento di farmaci è responsabile di circa il 20% delle emissioni totali, seguono i dispositivi medicali e il cibo. Infine, è interessante notare come il 10% delle emissioni siano attribuibili agli spostamenti di pazienti, personale sanitario e visitatori.
impatto assistenza sanitaria fig1Figura 1. Fonti di emissioni di gas serra nel Sistema sanitario inglese. Rielaborazione da Tennison I et al.


La necessità di garantire cure eque e di qualità ad una popolazione che progressivamente invecchia e pertanto diventa sempre più vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico, in un contesto di razionalizzazione della spesa sanitaria, impone una urgente rivalutazione dell’assistenza in un’ottica di sostenibilità e co-benefici.

Quali sono le misure urgenti da mettere in campo nell’ottica di sistemi sanitari sostenibili?

Sono molteplici le azioni che i professionisti della salute, ad ogni livello di responsabilità, possono mettere in atto per contrastare la crisi climatica. Si riportano le più significative:

  • ridurre le emissioni degli ospedali e delle strutture sanitarie: promuovere l’utilizzo di fonti di energie rinnovabili; migliorare l’efficienza energetica; ottimizzare l’utilizzo degli spazi; aumentare gli spazi verdi; impiegare fonti luminose a tecnologie LED
  • limitare i trasferimenti e promuovere trasporti sostenibili: sviluppare strategie di telemedicina e di comunicazione digitale come alternativa ai colloqui diretti, compresi i convegni e gli incontri di formazione; impiegare ambulanze elettriche; realizzare depositi protetti per biciclette (con possibilità di bike-sharing); negoziare sconti per l’uso dei mezzi di trasporto pubblici
  • contenere il volume e la tossicità dei rifiuti sanitari: limitare, compatibilmente con la sicurezza del paziente, l’impiego di dispositivi monouso (spesso dettato da esigenze commerciali più che sanitarie); ridisegnare sistematicamente i dispositivi medici in una prospettiva di economia circolare; utilizzare materiali riusabili, riciclabili e rinnovabili, con impatto minimo sull’ambiente
  • promuovere la produzione e l’utilizzo di farmaci con minor impatto ambientale: limitare l’impiego di gas anestetici specie l’ossido nitroso e il desflurano (impatto sull’ambiente pari a 2mila volte quello della CO2); sostituire i potenti gas serra utilizzati come propellenti negli inalatori spray per l’asma; eliminare i materiali tossici dai processi produttivi, produrre confezioni con quantità minime; curare lo smaltimento differenziato
  • promuovere un’alimentazione sana e sostenibile: modificare i menu del personale e dei malati al fine di ridurre il consumo di carni lavorate, grassi saturi e cereali raffinati; valorizzare i prodotti locali e coltivati con metodi biologici; eliminare le bevande zuccherate dai distributori automatici, avviare progetti di recupero degli scarti alimentari e del cibo non consumato
  • eliminare gli sprechi e promuovere l’appropriatezza delle cure: la riduzione del sovrautilizzo di prestazioni sanitarie inutili e perfino dannose ha ricevuto negli ultimi anni molta attenzione da parte della letteratura scientifica, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la considerano una delle azioni prioritarie per il contenimento dell’impronta ecologica dei servizi sanitari. Su questo tema, negli ultimi anni, sono state avviate diverse importanti iniziative internazionali tra le quali ricordiamo Choosing Wisely, lanciata dagli Stati Uniti nel 2012 (oggi presente in 35 Paesi di 5 continenti) e ripresa nello stesso anno, in Italia, da Slow Medicine, con il progetto “Fare di più non significa fare meglio”, conosciuto anche con il nome Choosing Wisely Italy.


E proprio nell’ottica di un’assistenza sostenibile la Società europea di anestesiologia e terapia intensiva (ESAIC) ha presentato un documento di consenso sulla sostenibilità perioperatoria.
Riconoscendo dimensioni più ampie della sostenibilità, oltre quella ambientale, il documento riconosce gli operatori sanitari come pilastri per un’assistenza sostenibile e propone raccomandazioni in quattro aree principali:

  • emissioni dirette
  • energia
  • catena di approvvigionamento e gestione dei rifiuti
  • cura psicologica e personale dei professionisti sanitari.

Le raccomandazioni includono:

  • l'uso di un flusso molto basso di gas fresco
  • la scelta del farmaco anestetico
  • misure di conservazione dell'energia e dell'acqua
  • il ricorso alla politica delle "5R" Reject-Reduce-Reuse-Recycle-Repair
  • raccomandazioni per mantenere un ambiente di lavoro sano o sull'importanza dell'affaticamento nell’ambito della pratica clinica.

Le sintesi esecutive delle raccomandazioni sono disponibili come ausili conoscitivi che possono essere resi disponibili per una rapida consultazione in sala operatoria.

Anche il British Medical Journal, riconoscendo da tempo la gravità dell’emergenza climatica, ha condotto una campagna per ridurre le emissioni di carbonio nel settore sanitario e non solo. Recentemente ha reso disponibile una serie di studi in cui sono esposte le azioni tangibili che i medici possono intraprendere per ridurre l’impronta di carbonio dell’assistenza sanitaria. I lettori online possono anche utilizzare uno strumento interattivo collegato per trovare le azioni rilevanti, tenendo conto del loro ruolo e del luogo di lavoro.


Un’altra importante iniziativa a livello globale è rappresentata dalla rete internazionale Global Green and Healthy Hospital
Il GGHH è una rete internazionale di ospedali, strutture sanitarie, sistemi sanitari e organizzazioni sanitarie che si dedicano alla riduzione della loro impronta ambientale e alla promozione della salute pubblica e ambientale.
La rete Global Green and Healthy Hospitals conta oltre 1.900 membri in più di 80 paesi che utilizzano innovazione, ingegno e investimenti per trasformare il settore sanitario e promuovere un futuro sano e sostenibile.

Altrettanto importanti sono le iniziative a livello locale. Solo per citare un esempio, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, ISDE Italia, ha avviato in collaborazione con l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) il progetto “Un tocco di verde al tuo ambulatorio”.
Il progetto offre molti spunti pratici di ciò che si può fare da subito negli ambulatori (pubblici e privati) a salvaguardia dell’ambiente. Le diverse azioni sono raccolte in 5 mosse:

  1. razionalizzare i consumi
  2. ridurre i fattori inquinanti
  3. fare acquisti “verdi”
  4. ridurre i rifiuti e il sistema di raccolta differenziata
  5. promuovere la sostenibilità ambientale.



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Promuovere l'ecosostenibilità nell'assistenza sanitaria

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    Una serie di studi sul BMJ offre esempi concreti di azioni tangibili per ridurre significativamente l'impatto ambientale del settore sanitario e al contempo migliorare la salute globale del pianeta.

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Una serie di studi recentemente pubblicati sulla rivista British Medical Journal fornisce linee guida concrete che i professionisti medici possono adottare per ridurre l'impronta di carbonio nell'ambito dell'assistenza sanitaria, contribuendo così a contrastare i cambiamenti climatici.

Che cosa si intende per impronta di carbonio

L'impronta di carbonio rappresenta la misura quantitativa delle emissioni di gas a effetto serra, espressa in equivalenti di anidride carbonica, associate a un'attività, un prodotto, un individuo o un'organizzazione durante un determinato periodo di tempo. Questa misura tiene conto di tutte le emissioni dirette e indirette di gas serra legate a un'attività specifica, comprese le emissioni durante la produzione, il trasporto, l'uso e lo smaltimento di beni o servizi.

L'impronta di carbonio è un indicatore chiave nel valutare l'impatto ambientale di un'attività o di un processo, contribuendo a comprendere quanto una determinata azione o prodotto possa contribuire al cambiamento climatico. Le emissioni di gas serra considerate includono, oltre alla CO2, anche altri gas, convertiti in equivalenti di CO2 per uniformare la misurazione.

Misurare e ridurre l'impronta di carbonio è diventato un obiettivo cruciale per individui, aziende e istituzioni, poiché si cerca di limitare l'accelerazione del riscaldamento globale e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre l'impronta di carbonio coinvolge l'adozione di pratiche sostenibili, l'efficienza energetica, l'uso di fonti di energia rinnovabile e la gestione responsabile delle risorse naturali.

La serie di studi del BMJ

Il BMJ ha da tempo riconosciuto l'urgenza della crisi climatica, conducendo una campagna volta a ridurre le emissioni di carbonio nel settore sanitario e oltre. Attualmente, questa iniziativa si sta spostando verso azioni pratiche che gli operatori sanitari possono e devono intraprendere in risposta a questa emergenza.

Ogni studio all'interno della serie descrive in dettaglio un'azione o un progetto che i medici possono implementare, supportati da un crescente corpo di prove, al fine di ridurre l'impronta di carbonio nelle loro pratiche cliniche.

Attraverso uno strumento interattivo consultabile online, i lettori possono individuare azioni pertinentiper il loro ruolo e luogo di lavoro, consigliate anche da studi meno recenti.

L'editoriale di presentazione della serie inizia con una constatazione significativa: se l'assistenza sanitaria globale fosse un paese, si classificherebbe al quinto posto nel mondo per emissioni di gas serra.

La crisi climatica è ormai una crisi sanitaria e gli operatori assistono a un aumento di pazienti con patologie legate a eventi climatici estremi: è fondamentale quindi che comprendano come contribuire a mitigare questa crisi e che siano dotati di soluzioni pratiche.

Gli studi proposti dal BMJ sono categorizzati per strategie, natura del cambiamento, serie, specialità e sottospecialità.

Alcuni esempi: l’articolo introduttivo fornisce una panoramica sull'impronta di carbonio dell'assistenza sanitaria e il ruolo cruciale dei medici nel guidare il cambiamento e due nuovi studi approfondiscono la prescrizione sostenibile della terapia sostitutiva del ferro e il problema degli sprechi di protossido di azoto.

L'editoriale sottolinea che anche opzioni come la prescrizione sociale, se ben progettate, hanno il potenziale per ridurre l'impronta di carbonio dei farmaci. La prescrizione sociale dei farmaci si riferisce a un approccio in cui i professionisti della salute considerano non solo l'aspetto biologico di una condizione medica, ma anche i determinanti sociali e ambientali della salute del paziente. In altre parole, oltre a prescrivere farmaci, i medici tengono conto dei fattori sociali che possono influenzare la salute del paziente e raccomandano "interventi sociali" come parte integrante del piano di cura che possono includere raccomandazioni legate a stili di vita, supporto sociale, partecipazione ad attività comunitarie o programmi di sostegno. L'obiettivo è affrontare le radici sociali delle malattie e migliorare la salute complessiva del paziente.

Nell’editoriale tra le priorità esistenti, che contribuiscono a un sistema sanitario a basse emissioni di carbonio, compare anche la riduzione delle cure a basso valore. La riduzione delle cure a basso valore è un approccio finalizzato a ridurre l'utilizzo di procedure diagnostiche e terapie mediche che hanno un basso valore clinico o che possono comportare rischi senza offrire un beneficio significativo al paziente. L'obiettivo è migliorare la qualità delle cure, evitare spese inutili e ridurre gli effetti collaterali indesiderati associati a procedure mediche non necessarie.

La speranza è che questa nuova serie del BMJ assista un numero sempre maggiore di medici nel realizzare i vantaggi di un'assistenza sanitaria più sostenibile per i pazienti e per il pianeta.


Per saperne di più:

Il Congresso 2024 dell'Associazione italiana di epidemiologia

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    Il Congresso AIE esplora il ruolo dell’epidemiologia per risolvere le disparità di salute a scapito del diritto universale alla salute e ad un ambiente sano.

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Sono aperte le iscrizioni per il Congresso AIE XLVIII 2024 dal titolo Salute non sempre uguale: studiare e gestire differenze e variabilità per comprendere le interAzioni, che si terrà il prossimo 16-19 aprile presso il Palazzo dei congressi di Riccione.


Il contesto geografico, ambientale, sociale e culturale in cui si nasce, la variabilità biologica, l'accesso ai servizi sanitari, la qualità delle cure disponibili e la complessa interazione di questi elementi rappresentano una sfida significativa per il nostro Sistema sanitario nazionale. Affrontare queste sfide richiede un impegno coordinato per migliorare l'accesso ai servizi sanitari, ridurre le disparità socio-economiche e promuovere strategie preventive su scala nazionale. Il XLVIII Congresso AIE intende esplorare il ruolo che l’epidemiologia ha svolto, e sempre più deve svolgere, per affrontare e risolvere le disparità di salute che si osservano nelle regioni italiane e che possono tradursi in differenze nella qualità e durata della vita a scapito del diritto universale alla salute e ad un ambiente sano.

Nelle plenarie verrà dato spazio al tema delle relazioni clima, ambiente e salute, con due relazioni: “Epidemiologia nel contesto dei disastri naturali” e “Exploring the Nexus of Infectious Diseases and Climate Change in Europe”.

Un corso internazionale su cambiamenti climatici e salute

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    Il corso online gratuito è strutturato in sessioni settimanali in diretta-virtuale e si rivolge a tutti i professionisti interessati al tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute.

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É disponibile online il corso European Climate and Health Responders Course, organizzato dall’ Association of the School of Public Health in the European Region (ASPHER) e dal Global Consortium on Climate and Health Education (GCCHE) della Columbia University Mailman School of Public Health.


Il corso si rivolge a tutti i professionisti, sanitari e non, interessati al tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. L’obiettivo del corso è coinvolgere il personale sanitario in senso lato e altri professionisti interessati ai cambiamenti climatici e alla salute, al fine di facilitare la partecipazione e l'impegno nelle politiche e nell'advocacy relative all'adattamento e alla mitigazione del clima, nonché fornire materiale e spunti per le attività di ricerca.

Il corso online gratuito è strutturato in sessioni settimanali in diretta-virtuale (90 minuti) dal 6 febbraio al 9 aprile 2024. Ci saranno domande e risposte in diretta, che saranno monitorate dal team del programma e le domande saranno indirizzate ai docenti esperti. Tutte le lezioni saranno tenute in inglese. Risorse come slide decks, quadri di riferimento e letture suggerite saranno fornite a tutti i partecipanti al corso dopo ogni sessione. Le registrazioni video saranno disponibili dopo ogni sessione per la visione asincrona.

Gli argomenti del corso sono i seguenti:

Session 1: Climate Change and Health
Session 2: Extreme Temperatures
Session 3: Wildfires and Air Quality
Session 4: Water Supply and Sanitation
Session 5: Vector Borne/Zoonoses
Session 6: Sustainable Lifestyles
Session 7: Sustainable Health Care
Session 8: Climate Litigation and Health
Session 9: Communication, Engagement and Advocacy in Climate Change
Session 10: Europe in a Global Context: Climate Justice