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La posizione della Toscana nel raggiungimento dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

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I comportamenti e gli atteggiamenti delle ragazze e dei ragazzi toscani sul cambiamento climatico nell’indagine EDIT 2025

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Cambiamento climatico, risultati e prospettive ancora scarsi al termine della Conferenza di Belém

Il verde urbano incide sulla salute? In Toscana uno studio stima i decessi evitabili in città

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Aumentare gli spazi verdi nelle nostre città può davvero salvare delle vite? Il nuovo studio condotto nell’area metropolitana di Firenze, realizzato da ARS Toscana insieme all’Università di Firenze e alla Fondazione per il Futuro delle Città, ha provato a quantificare per la prima volta, su scala locale, l’impatto della presenza di spazi verdi sulla salute dei cittadini e ha stimato il numero di decessi che potrebbero essere evitati rendendo le città più “verdi”.

Iris: Piano del verde e degli spazi aperti del comune di Firenze

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    Firenze è tra le prime città in Italia a dotarsi di un Piano del verde e degli spazi aperti.

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L'obiettivo: rendere Firenze più sostenibile, resiliente e vivibile per le generazioni presenti e future, anche di fronte ai cambiamenti climatici, di cui si stanno già vedendo gli effetti.

Il benessere equo e sostenibile dei territori: la situazione toscana

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    La Toscana presenta livelli di benessere relativo elevati, con tutte le province che si collocano nelle classi alta e medio-alta per la maggioranza delle misure disponibili.

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L’ISTAT ha pubblicato i report “Benessere Equo e Sostenibile dei Territori – BesT” di tutte le regioni italiane.

L'impatto del cosiddetto "greening" sulla mortalità in Italia

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    Esempi di greening (rinverdimento): rigenerazione delle aree urbane (trasformazione di ex zone industriali in parchi urbani), soluzioni innovative in edifici già esistenti (tetti verdi e giardini verticali),  riorganizzazione del traffico e riallocazione dello spazio stradale a favore di aree verdi, incremento di alberi lungo le strade.

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Il greening è quel processo che porta a rendere più verde un’area, piantando piante e alberi. A dicembre 2024 su Nature Communications è stato pubblicato l’articolo The mortality impacts of greening Italy a cura di un gruppo di epidemiologi italiani - Giannico, Sardone, Bisceglia, Addabbo, Pirotti, Minerba e Mincuzzi - che hanno analizzato l’impatto del greening sulla mortalità nelle città italiane. 

Impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale degli adolescenti

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    L’esposizione ai cambiamenti climatici oltre a causare maggiori malattie e decessi ha effetti negativi anche sulla salute mentale dei giovani.

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Le sempre più numerose evidenze scientifiche (Hickman, 2021; Corvalan, 2022; Sharpe, 2022) indicano che gli eventi estremi legati al cambiamento climatico non solo influenzano l’ambiente naturale, ma hanno anche ripercussioni significative sulla salute e sullo sviluppo psico-emotivo degli adolescenti e dei giovani. Il cambiamento climatico amplifica ansia e stress connessi alle incertezze riguardanti il futuro, un fenomeno che colpisce in modo particolare questa fascia di popolazione.

L’esposizione ai cambiamenti climatici oltre a causare maggiori malattie e mortalità ha effetti negativi anche sulla salute mentale. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute mentale degli adolescenti possono prendere la forma di ansia, depressione e disturbo post-traumatico.

I giovani stanno sperimentando quotidianamente gli effetti dei cambiamenti climatici sulle loro vite, sia attraverso esperienza dirette, sia attraverso i mezzi di comunicazione. Secondo i dati ISTAT in Italia il 70,3% dei giovani tra i 14 e i 19 anni si dice preoccupato per i cambiamenti climatici. Sempre più spesso nel corso degli ultimi anni si è sentito parlare di eco-ansia o ansia climatica, termini con cui si intende l’ansia o la preoccupazione per le minacce ecologiche che il nostro pianeta sta sperimentando.

L’American Psychological Association (APA) ha iniziato a studiare il fenomeno nel 2017, sostenendo che siano proprio i giovani della generazione Z a soffrire maggiormente del disturbo di eco-ansia, definito come una “paura cronica della rovina ambientale, associata ad un senso di perdita, mancanza di speranza e frustrazione dovuta all’incapacità di adattarsi al cambiamento climatico”. Sempre secondo l’APA, tale disturbo sarà uno dei maggiori problemi futuri, che causerà attacchi di panico, depressione e maggiore ideazione suicidaria.

Lo studio pubblicato sul Lancet Planetary Health a novembre 2024 analizza i risultati di un sondaggio online condotto su circa 16.000 studenti statunitensi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Dalla ricerca emerge che una larga maggioranza, l’85% degli intervistati, sono moderatamente preoccupati per il cambiamento climatico e i suoi impatti e il 58% sono molto o estremamente preoccupati. Infine, un 38% ha dichiarato che i propri sentimenti sul cambiamento climatico stavano interferendo con la loro vita quotidiana.

Un recente studio pubblicato su JAMA Temperature Exposure and Psychiatric Symptoms in Adolescents From 2 European Birth Cohorts ha analizzato gli effetti delle ondate di calore e di freddo estremo sulla salute mentale e sui comportamenti di due coorti di adolescentiin Spagna e in Olanda. I ricercatori hanno esaminato i dati psichiatrici di circa 5000 teenager (3934 olandesi e 885 spagnoli), incrociandoli con le temperature a cui erano stati esposti nell’arco di 2 mesi. È emerso che gli effetti delle temperature fredde nei Paesi Bassi erano maggiormente associate con problemi quali ansia, depressione, ritiro sociale, mentre le alte temperature in Spagna erano maggiormente associate a problemi dell’attenzione. In entrambi i casi non sono state trovate associazioni con problemi legati all’aggressività.

Anche in Italia il tema sta iniziando ad interessare ricercatori e studiosi. L’indagine EDIT, epidemiologia dei determinanti dell'infortunistica stradale in Toscana, svolta dall’ARS dal 2005, indaga diversi temi di salute ed è rivolta a ragazzi tra i 14 e i 19 anni e nell’edizione 2025, che verrà svolta nelle prossime settimane, è stato inserito anche il tema del cambiamento climatico. I risultati di EDIT 2025 ci daranno le prime informazioni sulla percezione e la conoscenza dei ragazzi toscani su queste tematiche, quanto ne siano consapevoli e quali comportamenti mettono in atto.

In tutto il mondo i più giovanihanno dato prova di grande attivismo sui temi del cambiamento climatico, contribuendo a porre la questione nelle agende dei governi. Tuttavia, sia a livello nazionale che internazionale, la loro partecipazione alle decisioni e alle soluzioni per il clima rimane insufficiente. Dal 2019 l’UNICEF promuove il progetto Hackthon per il clima rivolto a ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 30 anni. Attraverso la partecipazione a questo progetto i giovani partecipanti possono approfondire le problematiche di sostenibilità ambientale legate al proprio territorio e progettare soluzioni innovative per ridurre le cause dei cambiamenti climatici.

È chiaro, quindi, come siano necessarie nuove ricerche e studi per produrre dati di qualità su come il clima ha un impatto unico sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti e per comprendere quanto loro stessi siano consapevoli del cambiamento in atto e delle conseguenze.

  

Fonti bibliografiche

La qualità dell’aria in Italia: pubblicato il report di Legambiente “Mal’Aria di città 2025”

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    L'Italia continua a mostrare livelli preoccupanti dei principali agenti inquinanti pericolosi per la salute.

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Pubblicato da Legambiente il consueto rapporto annuale “Mal’Aria di città 2025” sulla qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani.

L'Italia continua a mostrare livelli preoccupanti dei principali agenti inquinanti pericolosi per la salute, con molte città che superano i limiti di sicurezza per il particolato fine (PM10, PM2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3). Sebbene vi siano stati miglioramenti rispetto agli anni precedenti, il Paese rimane indietro rispetto agli obiettivi ambientali europei e dell'OMS.

La recente Direttiva europea ha infatti fissato limiti più restrittivi rispetto agli attuali, cui attenersi entro il 2030, con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più alle raccomandazioni dell’OMS per la protezione della salute umana.

La qualità dell’aria in Italia

Queste le mappe delle città capoluogo con concentrazioni di PM10 e NO2 più alte in Italia. 

mappa no2 e pm10 mal aria 2025 italia

Relativamente al PM10, nel 2024 ben 25 capoluoghi di provincia hanno superato il limite massimo consentito di 35 giorni con concentrazioni superiori a 50 µg/m³ di PM10. Tra le città più inquinate figurano: Frosinone (70 giorni di sforamento), Milano (68 giorni), Verona (66 giorni), Vicenza (64 giorni), Padova e Venezia (61 giorni). A livello di media annuale del PM10, città come Verona, Cremona, Padova e Catania dovranno ridurre le concentrazioni fino al 39% per rispettare i nuovi limiti del 2030. Complessivamente ben il 71% delle città saranno fuorilegge rispetto ai nuovi limiti di Pm10 che entreranno n vigore dal 2030.

Per quanto riguarda l’inquinamento da biossido di azoto (NO2), su cui ha un impatto considerevole il traffico veicolare, sebbene nessuna città abbia superato l’attuale limite 40 µg/m³, molte centraline urbane hanno registrato livelli superiori. Le città più critiche includono: Napoli e Palermo (40 µg/m³), Milano, Como e Catania (32-33 µg/m³), Torino e Roma (30-31 µg/m³). Per rispettare i limiti previsti dal 2030, il 45% delle città dovrà ridurre le emissioni di NO2 di oltre il 20%, con alcune città come Napoli, Palermo e Milano che necessitano riduzioni fino al 50%.

Il Report di Legambiente contiene anche un focus sull’inquinamento da ozono. L’ozono troposferico è un inquinante secondario che si forma nell’atmosfera a seguito di reazioni chimiche tra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (COV), in presenza di radiazione solare. Questo inquinante è particolarmente critico nei mesi estivi, quando le elevate temperature favoriscono la sua formazione.
L’ozono è dannoso sia per la salute umana, causando problemi respiratori e cardiovascolari, sia per gli ecosistemi, riducendo la produttività agricola e danneggiando la vegetazione. Secondo i dati di Legambiente, l’Italia ha registrato nel 2024 numerosi superamenti del valore obiettivo di ozono per la protezione della salute, specialmente nel Nord del Paese. Per ridurre le concentrazioni di ozono troposferico, è fondamentale intervenire sulle emissioni di precursori come NOx e COV, attraverso il controllo del traffico veicolare, l’adozione di tecnologie industriali meno inquinanti e una riduzione delle emissioni agricole, in particolare quelle legate agli allevamenti intensivi e all’uso di fertilizzanti.

La situazione nelle città della Toscana

Le città toscane, pur non posizionandosi tra le città più inquinate d’Italia, non sono esenti da criticità. Secondo i dati riportati (vedi tabella), le città capoluogo della Toscana presentano concentrazioni di PM10 e NO2 che richiedono azioni mirate per il rispetto dei nuovi limiti previsti per il 2030.

mal aria 2025 tabella valori pm10 no2

Questi dati mostrano come Firenze sia la città con le concentrazioni più elevate di NO2, seguita da Siena e Grosseto. La città di Firenze per rientrare nei nuovi limiti dovrà diminuire del 27% le attuali concentrazioni di NO2. Per il PM10, Lucca e Firenze risultano essere tra le città con i valori più alti, richiedendo riduzioni significative (-22% a Lucca e -18% a Firenze) per il raggiungimento degli obiettivi del 2030.

Proposte di intervento

I principali settori responsabili della qualità dell’aria delle nostre città, oltre alle condizioni meteorologiche che possono più o meno favorire la dispersione degli inquinanti nell’atmosfera, sono il traffico veicolare, soprattutto nelle città più densamente urbanizzate; il riscaldamento domestico e l'uso di combustibili fossili nelle abitazioni; le attività industriali e agricole, che contribuiscono alla formazione di particolato fine e ozono troposferico.
Ed è su questi settori che bisogna intervenire per migliorare la qualità dell’aria e minimizzare l’impatto sulla salute e sui costi sanitari associati.

Legambiente propone le seguenti azioni:
potenziamento del trasporto pubblico e riduzione del traffico privato, incentivando la mobilità sostenibile e leggera;
riprogettazione dello spazio urbano, con l’estensione delle aree ciclo-pedonali, secondo l’approccio “15-minuti”, comuni e quartieri dove tutti i servizi essenziali sono raggiungibili a piedi in un quarto d’ora. Ripensare, quindi, l’intero assetto delle città per renderle a misura di uomo e non di macchine;
limitazione delle emissioni industriali attraverso tecnologie meno inquinanti;
efficientamento energetico degli edifici per ridurre l'uso di combustibili fossili nel riscaldamento domestico;
riduzione dell'inquinamento agricolo, specialmente nelle zone rurali limitrofe alle città.

Conclusioni

Il messaggio del Report di Legambiente è forte e chiaro: occorre accelerare le misure di contrasto all'inquinamento atmosferico. Il 2030 è alle porte e il rispetto dei nuovi limiti necessita misure coraggiose ed urgenti.

Attualmente, le città del Nord risultano le più critiche a causa dell'elevata concentrazione di attività industriali, della densità del traffico e delle condizioni meteorologiche sfavorevoli, che favoriscono il ristagno degli inquinanti. Tuttavia, anche il Centro-Sud presenta problematiche significative, soprattutto nelle aree metropolitane caratterizzate da alti livelli di emissioni dovute ai trasporti e al riscaldamento domestico.

Le città della Toscana, pur avendo livelli di inquinamento atmosferico meno critici rispetto ad alcune zone del Nord, devono comunque affrontare importanti sfide per migliorare la qualità dell'aria.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati sarà essenziale adottare politiche ambientali più rigorose, che includano incentivi alla mobilità sostenibile, il potenziamento del trasporto pubblico, l'incremento delle aree verdi urbane e la promozione di pratiche industriali a basso impatto ambientale. Inoltre, il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle istituzioni sarà cruciale per sensibilizzare l'opinione pubblica e favorire un cambiamento nei comportamenti quotidiani. Solo attraverso un impegno congiunto tra governo, enti locali e comunità sarà possibile garantire un futuro più sano e sostenibile per tutti.

 

Fonti bibliografiche


Cambiamenti climatici: quali scenari e quali politiche per il futuro?

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    Il primo appuntamento del ciclo di lezioni dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere sulla fisica del clima.

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L’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere organizza, per il 2025, un ciclo di lezioni per fare il punto sulle conoscenze più approfondite sul tema dei cambiamenti climatici.

Estate 2024: gli effetti del caldo sulla mortalità in Toscana e in Italia

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    In seguito alla pubblicazione dei dati regionali ISTAT sui decessi totali, aggiornati ad agosto 2024, è possibile fare una prima valutazione degli effetti delle forti ondate di calore estive sulla mortalità.

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Sono stati resi disponibili da ISTAT i dati regionali dei decessi totali aggiornati ad agosto 2024.

Clean air and healthy lungs for all. Webinar AIE-SIMRI, 25 settembre 2024

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    In occasione della giornata mondiale del respiro il webinar dell’Associazione italiana di epidemiologia e della Società italiana per le malattie respiratorie infantili.

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Il 25 settembre ricorre la giornata mondiale del respiro e l’Associazione italiana di epidemiologia e la Società italiana per le malattie respiratorie infantili ha organizzato un webinar al quale interverranno esperti italiani di sanità pubblica, epidemiologia ambientale, medici pediatri, di famiglia e ospedalieri.

La diffusione della mobilità sostenibile: Toscana, Italia ed Europa verso un futuro green

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    La mobilità sostenibile, intesa come insieme di soluzioni per una mobilità vantaggiosa sia per l’ambiente che per le persone, è al centro delle politiche europee, nazionali e della nostra regione.

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Indice degli argomenti di questo approfondimento:

Salute e clima in Italia: le conclusioni del webinar dell'Associazione italiana di epidemiologia dopo la pubblicazione del rapporto The Lancet Countdown per l'Europa

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    In seguito alla pubblicazione del nuovo rapporto “The Lancet Countdown on Health and Climate Change”, l’AIE ha organizzato un webinar in cui si sono discussi alcuni degli indicatori presenti nel report con particolare riguardo alla situazione italiana.

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A seguito della pubblicazione del nuovo rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’Associazione italiana di epidemiologia ha organizzato un webinar, durante il quale, con la partecipazione di esperti e istituzioni italiane, è stato fatto un approfondimento su alcuni degli indicatori presenti nel report con particolare riguardo alla situazione italiana.

Com’è cambiato il clima in Toscana e nelle città italiane

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    In Toscana e in Italia sono in aumento le temperature, le ondate di calore, le siccità e gli incendi boschivi, le alluvioni e i fenomeni di erosione, in particolare nelle aree urbane ma non soltanto.

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Conseguenze degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute dei bambini

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    Numerosi studi e pubblicazioni scientifiche confermano che i mutamenti ambientali stanno peggiorando la salute dei bambini.

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La popolazione infantile è molto più soggetta ai danni dei cambiamenti climatici degli adulti. Gli studi delle organizzazioni internazionali (Unicef e Save the Children) e le pubblicazioni scientifiche confermano il peggioramento della condizione infantile a causa dei mutamenti ambientali.

Cambiamenti climatici e malattie trasmesse da vettori

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    La trasmissione delle malattie infettive è determinata da molteplici fattori, inclusi lo stato di salute, il servizio sanitario, i fattori sociali, economici ed ecologici e la crisi climatica.

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Il tema dell’effetto dei cambiamenti climatici sulla trasmissione delle malattie infettive è stato trattato da molti negli ultimi anni e già nel 2009 la rivista scientifica The Lancet pubblicò una revisione della letteratura sul tema.  

The Lancet Countdown 2024 su clima e cambiamenti climatici: un caldo senza precedenti richiede azioni senza precedenti

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    Il rapporto conferma che il cambiamento climatico sta già incidendo negativamente sulla salute delle popolazioni e che, in assenza di adeguate azioni sul clima, l'impatto aumenterà nel prossimo futuro.

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Il Lancet Countdown on health and climate change è una collaborazione internazionale, nella quale sono coinvolti numerosi studiosi rappresentanti di diverse discipline, che monitora, in modo indipendente, l’evoluzione degli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute, attraverso una serie di indicatori che vengono aggiornati annualmente.

Cambiamenti climatici e salute materno-infantile: una revisione sistematica su esiti sfavorevoli alla nascita

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    L'obiettivo dello studio è fornire un quadro esaustivo delle attuali conoscenze sugli effetti delle temperature estreme sulla nascita.

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Alcuni esiti sfavorevoli alla nascita, come la nascita pretermine (nascita prima di 37 settimane di gestazione completa) e il basso peso alla nascita (peso alla nascita ≤ 2.500 g), sono considerati importanti indicatori della salute materna e fetale e sono associati ad un maggior rischio di mortalità, di complicanze a breve termine su sistema respiratorio e cardiovascolare, ma anche ad una maggiore probabilità di insorgenza di condizioni croniche nel corso della vita.

Associazione tra clima e disuguaglianze di salute

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    Gli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici colpiscono maggiormente chi ha meno strumenti per prevenirne l’impatto, affrontarli e riparare i danni.

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Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici sono diventati sempre più evidenti, tanto da essere aumentata la sensibilità generale sul tema e gli studi ad essi dedicati.

È oltremodo fondamentale riflettere sul fatto che gli eventi metereologici estremi non colpiscono nella stessa misura l’intera popolazione, basti pensare alle isole di calore e alle ondate di freddo nelle grandi città, le cui conseguenze possono essere ancor più gravi per le popolazioni a forte svantaggio sociale ed economico. Le fasce più vulnerabili della popolazione hanno meno strumenti per prevenire l’impatto del clima, affrontarlo e riparare i danni. La crisi climatica rappresenta, quindi, un fattore che contribuisce ad inasprire le disuguaglianze socio-economiche e non solo per i paesi sud del mondo, ma anche in Italia e nei Paesi ad alto reddito.


Gli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici colpiscono maggiormente chi ha meno strumenti per combatterli: dalla malnutrizione alla diffusione di malattie infettive, fino alla perdita della casa o del lavoro, attivando una spirale di povertà da cui diventa sempre più difficile uscirne. Il cambiamento climatico è un moltiplicatore di tutte le forme di disuguaglianza sociale, con dislivelli in base alla classe, al genere, all’età e ad altri determinanti sociali.

La maggiore sensibilità ai rischi climatici delle persone povere è spesso legata alle ridotte possibilità di scelta, per esempio l’essere costretti a vivere in zone più esposte, in case più insalubri o al rimanere in città durante le grandi ondate di caldo. Tuttavia, le disuguaglianze di reddito non sono le uniche che influiscono, infatti rivestono un ruolo chiave anche le “disuguaglianze orizzontali” tra diversi gruppi di popolazione, che includono differenze di genere, di etnia e di età (soprattutto anziani e bambini).

Come ci ricorda anche Michael Marmot, massimo esperto delle disuguaglianze di salute, il “clima non è democratico”.

Per saperne di più:

Li A., Toll M., Bentley R., (2023). Mapping social vulnerability indicators to understand the health impacts of climate change: a scoping review, Lancet Planet Health,7: e925-37.

La letteratura su come la vulnerabilità sociale influenza gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici è in rapido aumento. La scoping review di Li e colleghi fornisce una prima panoramica degli studi pubblicati tra il 2012 e il 2022 sulla vulnerabilità sociale agli effetti negativi sulla salute dei cambiamenti climatici.

Dei 2115 studi identificati attraverso quattro database bibliografici (Scopus, Web of Science, PubMed e CAB Direct) sono stati selezionati 230 articoli che consideravano indicatori di vulnerabilità sociale agli impatti dei cambiamenti sociali sugli esiti di salute. Sono stati quindi identificati 113 indicatori di vulnerabilità che coprono 15 temi, tra cui sesso, età, etnia, istruzione, reddito, povertà, disoccupazione, accesso ai servizi sanitari, accesso agli spazi verdi e isolamento sociale.

I risultati rivelano una sottoteorizzazione e pochi indicatori che concettualizzano e rendono operativa la vulnerabilità sociale e soprattutto una preponderanza della ricerca nei Paesi ad alto reddito. Infine, la revisione evidenzia la necessità di maggiore ricerca in futuro, di infrastrutture di dati e maggiore attenzione politica per affrontare le condizioni strutturali, istituzionali e sociopolitiche, che supporteranno meglio la resilienza climatica.


UNICEF, (2021), The Climate Crisis is a Child Rights Crisis: Introducing the Children’s Risk Index,New York: United Nations Children’s Fund.

La popolazione minore rischia di essere tra le più colpite e anche l’Unicef ha iniziato a manifestare preoccupazione sul tema, puntando soprattutto alla questione abitativa. Secondo i dati dell’Unicef, in Italia circa il 20% delle famiglie appartenenti alla fascia di reddito più bassa vive in condizioni di disagio abitativo. Nel 2020, più del 6% delle famiglie italiane si è trovata in condizioni di povertà energetica (in ritardo sul pagamento delle bollette), con picchi di quasi il 18% in regioni come la Sicilia.

L’Unicef ha sviluppato un indice per calcolare l’esposizione dei minorenni agli effetti della crisi climatica. Secondo il Children’s Climate Risk Index i bambini a rischio estremamente elevato sono un miliardo.

Nei Paesi più colpiti dagli shock climatici i bambini, spesso, sono le prime vittime. La vulnerabilità infantile, dovuta a carenza di servizi come l’acqua potabile, servizi igienici o mancanza di istruzione e assistenza sanitaria, si inasprisce ulteriormente in caso di eventi atmosferici estremi.


Palagi, E., Coronese, M., Lamperti, F., Roventini, A. (2022). Climate Change and the nonlinear impact of precipitation anomalies on income inequality, PNAS,Vol. 119, No. 43.

Lo studio di Palagi e colleghi (2022) analizza gli effetti del cambiamento climatico sulle disuguaglianze di reddito, sia tra paesi che al loro interno. Secondo le loro proiezioni, entro la fine del secolo, l’86% dei paesi diventerà più povero a causa del cambiamento climatico e anche l’Italia sarà colpita, amplificando le disparità tra regioni.


Effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sull’equità – Webinar AIE, 28 settembre 2021

Riconoscendo l’importanza del tema e la sempre più stretta connessione tra i cambiamenti climatici e gli effetti sulle popolazioni più svantaggiate, l’Associazione Italiana di Epidemiologia ha organizzato un webinar per discuterne con i grandi nomi dell’epidemiologia, come il Professor Costa dell’Università di Torino e il Professor Vineis dell’Imperial College of London.

Durante l’incontro è stato affrontato il tema dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla salute e le strategie per cambiare rotta e intervenire.

Per rivedere il webinar clicca qui.

Ondate di calore e salute dei lavoratori: il progetto “Worklimate 2.0”

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    L'innalzamento delle temperature determinato dai mutamenti climatici ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore.

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L'innalzamento delle temperature estive determinato dai mutamenti climatici ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore. L’esposizione alle alte temperature può provocare serie conseguenze sulla salute dei lavoratori, quali esaurimento da calore, colpi di calore e altre malattie legate allo stress da calore. L’esposizione per periodi prolungati può accrescere il rischio di infortuni dovuti alla stanchezza, ridurre la capacità di concentrazione e decisionale, compromettendo la produttività. L’ aumento delle temperature può altresì accrescere il livello di stress tra i lavoratori, specialmente coloro impiegati nei servizi di emergenza e coloro che operano all'aperto.

La review su Frontiers in Public Health

Una recente revisione fornisce una panoramica dello stato delle conoscenze sui principali fattori di rischio che possono incidere sulle malattie correlate alle alte temperature (in inglese HRI, ovvero heat-related illness), sulla base anche dei vari settori maggiormente a rischio (lavoratori agricoli, edili, militari, antincendio, minerari e manifatturieri). Oltre alle temperature ambientali estreme, l'equipaggiamento di protezione personale, l’utilizzo di attrezzature pesanti, lo sforzo fisico, altre condizioni morbose pre-esistenti sono tutti fattori che possono aumentare il rischio di HRI (vedi Figura 1).

Figura 1 - Fattori di rischio per le malattie correlate al caldo estremo (HRI, heat-related illness) - Fonte: da Gibb et al, doi: 10.1146/annurev-publhealth-060222-034715
fig1 ondate calore


Nella revisione viene anche evidenziato come, sebbene l’impatto delle ondate di calore riguardi la salute dei lavoratori a livello globale, sono soprattutto i lavoratori nei Paesi a basso e medio reddito ad essere colpiti in maniera più rilevante.


Se, quindi, le evidenze sugli effetti del caldo su salute e sicurezza dei lavoratori sono ormai molto solide, lo stato delle conoscenze è ancora limitato per quel che riguarda gli impatti sociali ed economici. La revisione ha considerato le pubblicazioni disponibili dal 2010 al 2022 e dalla sintesi qualitativa emerge che su un totale di 89 studi (32 studi sul campo, 8 incentrati sui costi sanitari e 49 sugli aspetti economici), ci sono prove consistenti degli impatti socio-economici derivanti dall'esposizione al calore sul luogo di lavoro. Si stima che le perdite di produttività a livello globale siano quasi del 10%, con una proiezione di aumento fino al 30-40% entro la fine del secolo, in base ai peggiori scenari di cambiamento climatico. Le aree più vulnerabili risultano essere quelle a bassa latitudine e i Paesi a basso e medio reddito, con una maggiore concentrazione di lavoratori all'aperto, ma anche zone più sviluppate, come l'Europa meridionale, sono interessate. Settori come l'agricoltura e l'edilizia sono particolarmente colpiti. Questi risultati sottolineano l'importanza di intensificare gli sforzi di prevenzione per aumentare la consapevolezza e la resilienza dei lavoratori nei confronti dell'esposizione occupazionale al calore. Questo è particolarmente critico nei Paesi a basso e medio reddito, ma anche in alcune aree dei Paesi sviluppati, dove si prevede un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore in base agli scenari future di cambiamento climatico.

Le linee guida toscane

La Regione Toscana, come altre regioni italiane, nella scorsa estate ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dagli effetti del calore, un aggiornamento redatto in collaborazione con il CNR - Centro di bioclimatologia - Università di Firenze e con INAIL. Il documento fornisce linee guida per prevenire i danni da calore nei luoghi di lavoro, sia all'aperto che in ambienti interni non climatizzati. Le misure incluse mirano a mitigare i rischi legati alle temperature elevate, come fornire acqua e zone ombreggiate per le pause, graduare l'esposizione al calore e pianificare attività pesanti durante le ore più fresche. Altre azioni comprendono la revisione degli orari di lavoro, l'attenzione agli indumenti da lavoro e la formazione dei dipendenti. Inoltre, viene raccomandata una gestione speciale per i lavoratori che seguono restrizioni idriche per motivi religiosi o personali.

Il progetto Worklimate 2.0

Il tema “Clima, lavoro e prevenzione” è il focus del progetto Worklimate 2.0 che mira a valorizzare e approfondire le conoscenze acquisite sulla tematica “esposizione occupazionale a temperature outdoor estreme”, fornendo strategie di intervento per mitigare gli impatti delle temperature estreme sulla salute, sicurezza e produttività dei lavoratori. L’originalità del progetto è quella di:

  • fornire stime di dettaglio relative ai costi sociali e aziendali conseguenti le esposizioni agli estremi termici oltre che una definizione dei fattori di rischio per vari settori lavorativi attraverso la caratterizzazione dei fattori di vulnerabilità
  • prevedere un ampliamento delle conoscenze sulla percezione e conoscenza del rischio legato a temperature estreme, oltre a una estensione dei casi studio indirizzati alla caratterizzazione delle soluzioni tecnologiche indossabili per contrastare gli estremi termici definendo protocolli per il corretto utilizzo
  • c) sviluppare strumenti a supporto delle attività aziendali in termini di stima della produttività ma anche di implementazione e messa a regime del prototipo di piattaforma previsionale del rischio caldo sviluppata nell’ambito della prima fase del progetto oltre che di un sistema di previsioni del rischio freddo
  • d) migliorare il sistema informativo e proporre programmi di educazione e formazione per contrastare i rischi dovuti ad esposizione a temperature estreme in ambito occupazionale.

Il ruolo delle Unità operative toscane

L’Azienda USL Toscana Centro e Azienda USL Toscana Sud-est, insieme al Consorzio LaMMA e al Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per la bioeconomia (IBE), destinatario istituzionale e coordinatore di progetto insieme al Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale di INAIL, giocano un ruolo chiave nel progetto. Nel dettaglio, contribuiscono con il loro expertise in vari settori: dalla valutazione dell'impatto del clima sulla salute pubblica e degli impatti economici e sociali delle temperature estreme, alla progettazione di sistemi di allerta precoce, fino alla realizzazione di interventi formativi mirati. Queste attività sono supportate da un approccio multidisciplinare che integra competenze in campo medico, psicologico, tecnologico e ambientale, garantendo un intervento olistico e innovativo al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la resilienza dei lavoratori agli effetti del cambiamento climatico.

Per saperne di più:

 Per approfondimenti sulle attività del progetto e per aggiornamenti su risultati ed eventi visita il sito del progetto Worklimate